Inquartato d'argento e di rosso, banda d'oro caricata di tre stelle.
Lignaggio · Tappa 5
Gallone.
Principi di Tricase, 1651 – 1982.
Famiglia di probabile origine cipriota, giunta in Terra d'Otranto verso il 1240 al seguito di Ugo III di Brienne. Da ricchi commercianti d'olio nel XVI secolo a Principi di Tricase, titolo concesso da Filippo IV di Spagna nel 1651.
Storia della casata.
Una «Genealogia della Famiglia Gallone» del 1765, manoscritta, menziona tre sacerdoti greci — Don Clemente, padre di Don Cesario, a sua volta padre di Don Mariano — giunti in Terra d'Otranto verso il 1240. Lo stesso documento cita due atti dell'Archivio di Napoli, distrutto nel 1943.
Nel Registro di Carlo I (1291) è ricordato un «dominus Johannes Gallonus de Ciplo, miles» che possiede feudi in Summa; nel Registro di Re Roberto (1339–1340) compaiono altri Gallone, «persone molto onorate». I Gallone sono probabilmente di origine cipriota, giunti in Italia al seguito di Ugo III di Brienne, che aveva ereditato beni nell'isola dalla madre, Maria di Lusignano.
Don Mariano sarebbe il padre di Angelo I († 1546), prima figura provata e capostipite della famiglia, sposato con Graziosa Mecchi, di agiata famiglia tricasina.
Dalla metà del XVI secolo i Gallone appaiono stabilmente insediati a Tricase con i figli di Angelo I, i Baroni Stefano I († 1586) e Alessandro I († 1589): ricchi commercianti d'olio, riescono ad acquistare il feudo di Specchia Minervino — poi Specchia Gallone — allora strutturato come una grande masseria agricola.
Le loro attività sono molteplici: produzione olearia, investimento agrario, credito finanziario e aumento del capitale, il tutto governato da un'oculata politica ereditaria e patrimoniale. I possedimenti si ampliano con i feudi di Tiggiano e Caprarica del Capo, poi di Depressa e parte di Tutino, acquisita da Giovanni Angelo II (1572–1616), 3° Barone di Tricase, col matrimonio con Silvia Trane dei Baroni di Tutino.
Alla morte prematura del 4° Barone, Alessandro II (1598–1623), succede il fratello Stefano II (1601–1662), personaggio centrale per la storia dei Gallone. In venticinque anni ottiene i baronati e i casali di Tiggiano (1627), Supersano col Bosco del Belvedere — 12.000 ettari — Caprarica del Capo (1644), Salve, Tutino, Miggiano e parte di Nociglia, e nel 1661 edifica il corpo centrale del Palazzo Gallone, il castello principesco di Tricase.
Il suo capolavoro è però lo «status» di Principe, titolo concesso nel 1651 da Filippo IV, Re di Spagna. Come avviene questo salto, da Barone — pur ricchissimo — direttamente a Principe? Verosimilmente grazie a una proficua operazione finanziaria nell'ambito della politica del Viceré di Napoli: le necessità annonarie, le spese militari e la dispendiosa vita di corte spingevano i governanti ad appoggiarsi al ceto mercantile, e a premiare i baroni fedeli alla Corona. Stefano II possedeva tutti i requisiti: feudatario fedele, con agenzie mercantili a Napoli e solidi capitali.
A Stefano II succede il figlio Alessandro III (1638–1675), 2° Principe, che completa l'acquisto del baronato di Nociglia; poi Stefano III (1666–1733), 3° Principe, orfano e minorenne sotto la tutela dello zio Carlo, Abate di Caprarica. Cresciuto a Napoli, nel 1681 sposa Giovanna Teresa Colmenero y Arborio, della ricchissima aristocrazia piemontese alla Corte dei Savoia, che presto prende il sopravvento nella gestione patrimoniale.
La situazione economica si degrada per le spese napoletane e l'incuria di Stefano III, uomo religioso e dedito alle lettere: tra il 1700 e il 1733 si perdono Specchia Gallone, Andrano, Tricase, Caprarica e Nociglia. Il 4° Principe Francesco Alessandro (1684–1753) ristabilisce in parte le sorti; gli succede il fratellastro Giuseppe Domenico (1706–1766), 5° Principe, e poi Giuseppe Gerardo (1766–1806), 6° Principe, che nel 1796 sposa Maria Emanuela Pignatelli, recuperando i feudi di Moliterno e Marsiconovo con l'annesso titolo principesco.
Giovanni Battista (1800–1868) assume i titoli di 7° Principe di Tricase, 6° di Marsiconovo e 4° di Moliterno. Il figlio Giuseppe (1819–1898), già Conte di Nociglia, diviene 8° Principe e ha un ruolo importante nella politica napoletana, fino a Senatore del Regno d'Italia dopo la caduta dei Borbone.
Malgrado le ricche alleanze, la situazione precipita sotto gli effetti della legge francese del 1806 sull'eversione della feudalità e del malgoverno degli ultimi Principi, più attratti dalla vita mondana napoletana che dalle terre. Pietro Giovanni Battista «Gino» (1855–1931), 9° Principe e animatore delle feste partenopee, dilapida il patrimonio con numerose alienazioni e divisioni di beni.
La Casata Gallone si estingue con Maria Bianca (1895–1982), 10° Principessa di Tricase e 7° di Moliterno, che sposa Augusto III della Posta, 7° Duca di Civitella Alfedena. La figlia, Simonetta della Posta (1916–1986), sposata con Aldo Guerri dall'Oro (1913–2004), ottiene da Re Umberto II, il 19 novembre 1967, il titolo di Contessa motu proprio.
Con Decreto del 21 gennaio 1999 del Ministro di Grazia e Giustizia, ai suoi figli è concessa l'aggiunta del cognome Gallone di Tricase e di Moliterno. Il primogenito Guido Guerri dall'Oro Gallone (1941–2019) è de iure 11° Principe di Tricase; suo figlio Simon (n. 1985) è oggi 12° Principe, padre di Léon (n. 2018).
Albero della casata.
Titoli nobiliari dei Gallone
Principi, e quindici baronie.
I possedimenti e i feudi
15 baronie del Capo di Leuca.
Nota di diritto nobiliare
La questione del Regio Assenso.
Secondo una tesi largamente diffusa ma erronea, il Regio Assenso sarebbe stato sempre necessario nella trasmissione ereditaria dei titoli nobiliari, specie per linea femminile. In realtà non era necessario né richiesto nella semplice trasmissione del titolo, quando esso fosse divenuto solo onorifico — svuotato del legame con un bene feudale, come nei casi di successione dopo la vendita del feudo con la formula «extincto seu retinenti titulo».
Tale trasmissione costituiva un diritto perfetto, che non necessitava di alcuna conferma: la sua legittimità poggiava sulla normale successione ereditaria — di padre in figlio, o in figlia, o di madre in figlio, secondo la Successione femminile napoletana — coerente con le leggi successorie in vigore all'epoca.
La giurisprudenza nobiliare antica e moderna, compresa quella dell'Italia Repubblicana, è concorde: nelle antiche Provincie Napoletane, fino alla legge di abolizione della feudalità (1806), non era necessario alcun provvedimento formale per la trasmissione del solo titolo, né per linea maschile né per linea femminile.
Dopo il 1806, ridotti i titoli a mere distinzioni onorifiche e a semplici aggiunte al nome di famiglia, non occorreva più l'investitura personale, tanto per linea maschile quanto per linea femminile.