
L’ALSAZIA
Sotto la dominazione romana, l’Alsazia apparteneva a due province diverse: la Bassa Alsazia era il territorio dei «Mediomatrici» e faceva parte della Prima Germania; l’Alta Alsazia era compresa nella grande «Sequania». Il suo nome, in latino «Elisacia», in tedesco «Elsass», deriva probabilmente dal fiume Ill o Ell che la attraversa. Compare per la prima volta in Fredegario, storico contemporaneo di Clodoveo II.
Il Ducato d’Alsazia («ducatus Helisatiorum») fu creato dai re d’Austrasia nel 640. Fu soppresso nel 754 e sostituito da due contee: il Sundgau (il paese del sud, all’incirca l’Alto Reno) e il Nordgau (il paese del nord, all’incirca il Basso Reno). Due figli di Eticone I, 1° Duca d’Alsazia, riceveranno allora le due contee: Adalberto e i suoi discendenti saranno Conti di Sundgau; Eticone II e i suoi discendenti saranno Conti di Nordgau.
Da Eticone I (Adalrico), 1° Duca d’Alsazia, discendono dunque due rami distinti — quello del Sundgau (da Adalberto) e quello del Nordgau (da Eticone II) — che, dopo essersi separati, si ricongiungeranno intorno al 1130c. con le nozze di Aigeline di Borgogna e Ugo I di Lorena-Vaudémont, dando origine a una continuazione comune. Eticone I, capostipite unico, figura perciò in testa a entrambe le branche qui di seguito: si tratta sempre dello stesso personaggio. Un terzo figlio di Eticone I, Odilia d’Alsazia (n. 662c., † 720), Santa e Abbessa di Hohenberg, non ha discendenza documentata in questa linea: la sua vicenda è narrata più avanti (v. Sant’Odilia).
Estinta la branca discesa da Adalberto, i discendenti di Eticone II riprendono il titolo di conti d’Alsazia.
Dopo la morte di Ludovico IV, re d’Austrasia, nel 954, l’Alsazia entrò a far parte dell’impero e fu, dal 1080 al 1254, appannaggio della casa di Hohenstaufen. Due conti provinciali, o langravi ereditari, governavano il paese sotto l’autorità ducale. La contea o langraviato del Sundgau apparteneva alla casa d’Asburgo, divenuta poi casa d’Austria. La contea del Nordgau, dopo aver avuto i suoi langravi laici fino al 1359, passò sotto la dominazione dei vescovi di Strasburgo.
Con il trattato di Vestfalia (1648), l’Alsazia fu ceduta alla Francia, eccetto il vescovato di Strasburgo, di cui Luigi XIV si impadronì nel 1681, e la Repubblica di Mulhouse, che conservò il suo statuto di città indipendente. L’Alsazia sarà interamente francese nel 1798, quando Mulhouse, allora alleata della Confederazione Elvetica, vota la propria unione con la Repubblica Francese.


ALSAZIA (SUNDGAU)
Il langraviato del Sundgau, o Alta Alsazia, aveva per armi particolari: di rosso, alla banda d’oro, accostata da sei corone dello stesso, poste in orlo, quelle del capo opposte a quelle della punta.
Branca del Sundgau (Alta Alsazia): da Eticone I (Adalrico), capostipite comune, ai Conti di Sundgau e di Tours, poi ai Robertingi, ai Capetingi e ai Duchi di Borgogna, fino alle nozze Aigeline di Borgogna ∞ Ugo I di Lorena-Vaudémont (1130c.) che aprono la convergenza con la branca Nordgau.
Branca Sundgau (Alta Alsazia)
- Eticone I (Adalrico) d'Alsazia n. 644c., † 690 1° Duca d'Alsazia 673-690
- Adalberto d'Alsazia (Sundgau) n. 670c., † 722c. 2° Duca d'Alsazia 690-722, 1° Conte di Sundgau
- Luitfrido I d'Alsazia (Sundgau) † 767c. 3° Duca d'Alsazia 722-731, 3° Conte di Sundgau 747-767c.
- Luitfrido II d'Alsazia (Sundgau) † 802 4° Conte di Sundgau 767c.-802
- Ugo «di Tours», «il Diffidente», d'Alsazia (Sundgau) n. 775c., † 837 5° Conte di Sundgau 802-837, 1° Conte di Tours
- Roberto I «il Forte» dei Robertingi n. 820c., † 866 Duca dei Franchi 861-866
- Roberto I dei Robertingi n. 866, † 923 13° Re di Francia 922-923
- Ugo I «il Grande» dei Robertingi n. 895, † 956 1° Duca dei Franchi 923-956, 4° Duca di Borgogna 936-956
- Ugo «Capeto» dei Capetingi n. 941, † 996 2° Duca dei Franchi 956-987, 18° Re di Francia 987-996
- Roberto II «il Pio» dei Capetingi n. 972, † 1031 19° Re di Francia 996-1031, 8° Duca di Borgogna 1002-1017
- Roberto I «il Vecchio» di Borgogna (Capetingi) n. 1011c., † 1076 10° Duca di Borgogna 1032-1076
- Enrico «Donzello» di Borgogna (Capetingi) n. 1035c., † 1066 dei Duchi di Borgogna
- Oddone I «Borel» di Borgogna (Capetingi) n. 1058, † 1103 12° Duca di Borgogna 1079-1103
- Ugo II «Borel» di Borgogna (Capetingi) n. 1084c., † 1142 13° Duca di Borgogna 1103-1142
- Aigeline di Borgogna (Capetingi) n. 1116, † 1163 dei Duchi di BorgognaUgo I di Lorena-Vaudémont n. 1095c., † 1155 2° Conte di Vaudémont 1108-1155
→ Convergenza con la branca Nordgau: la continuazione comune segue più sotto.
ALSAZIA (NORDGAU)
Le armi del langraviato del Nordgau, o Bassa Alsazia, erano: di rosso, alla sbarra dentellata d’argento.
Branca del Nordgau (Bassa Alsazia): da Eticone I (Adalrico), capostipite comune, ai Conti di Nordgau, poi ai Conti di Eguisheim e Dagsburgo, fino alle nozze Ugo I di Lorena-Vaudémont ∞ Aigeline di Borgogna (1130c.) che aprono la convergenza con la branca Sundgau.
Branca Nordgau (Bassa Alsazia)
- Eticone I (Adalrico) d'Alsazia n. 644c., † 690 1° Duca d'Alsazia 673-690
- Eticone II d'Alsazia (Nordgau) n. 690c., † 723c. 1° Conte di Nordgau 690-723
- Alberico I d'Alsazia (Nordgau) n. 698c., † 747 2° Conte di Nordgau 723-747
- Everardo I d'Alsazia (Nordgau) n. 730c., † 800 4° Conte di Nordgau 765-800 (dopo Ruthard d'Alsazia (Sundgau), 3° Conte di Nordgau 747-765)
- Alberico II d'Alsazia (Nordgau) † 816 5° Conte di Nordgau 800-816
- Everardo II d'Alsazia (Nordgau) n. 798c., † 864 6° Conte di Nordgau 816-864
- Everardo III d'Alsazia (Nordgau) n. 853c., † 900 7° Conte di Nordgau 864-900
- Ugo I «di Hohenberg» d'Alsazia (Nordgau) n. 880c., † 940 8° Conte di Nordgau 900-940, Conte d'Alsazia
- Everardo IV d'Alsazia (Nordgau) n. 910c., † 972 9° Conte di Nordgau 940-951 (abdica), 1° Conte di Eguisheim
- Ugo II «Raucus» d'Alsazia (Nordgau) n. 945c., † 986 11° Conte di Nordgau 951-986, 2° Conte di Eguisheim 972-986
- Ugo IV d'Eguisheim n. 970c., † 1047c. 15° Conte di Nordgau 1027-1047, 3° Conte di Eguisheim 986-1047
- Ugo VII d'Eguisheim n. 1000c., † 1049c. dei Conti di Eguisheim, 1° Conte di Dagsburgo
- Enrico I d'Eguisheim n. 1018c., † 1065c. 5° Conte di Eguisheim 1049-1065, 2° Conte di Dagsburgo 1049-1065
- Gerardo II d'Eguisheim † 1074c. 6° Conte di Eguisheim 1065-1074, 3° Conte di Dagsburgo 1065-1074
- Edvige d'Eguisheim n. 1065c., † 1126c. dei Conti di EguisheimGerardo I di Lorena-Vaudémont n. 1057c., † 1108 1° Conte di Vaudémont 1070-1108
- Ugo I di Lorena-Vaudémont n. 1095c., † 1155 2° Conte di Vaudémont 1108-1155Aigeline di Borgogna (Capetingi) n. 1116, † 1163 dei Duchi di Borgogna
→ Convergenza con la branca Sundgau: la continuazione comune segue più sotto.
LA CONTINUAZIONE COMUNE
Con le nozze di Ugo I di Lorena-Vaudémont e Aigeline di Borgogna (1130c.) le due branche etichonidi — Sundgau e Nordgau — tornano a confluire in un’unica linea, che prosegue con i Conti di Vaudémont, i Sanseverino Conti di Marsico e infine i Moncada.
Continuazione comune dopo la convergenza del 1130c.: dai Conti di Lorena-Vaudémont ai Sanseverino Conti di Marsico, fino alle nozze Diana Sanseverino ∞ Guglielmo Raimondo V Moncada, da cui prosegue la linea documentata in Califfi Omayyadi.
Continuazione comune (dopo 1130c.)
- Ugo I di Lorena-Vaudémont n. 1095c., † 1155 2° Conte di Vaudémont 1108-1155Aigeline di Borgogna (Capetingi) n. 1116, † 1163 dei Duchi di Borgogna
- Gerardo II di Lorena-Vaudémont n. 1135c., † 1188 3° Conte di Vaudémont 1155-1188
- Ugo II di Lorena-Vaudémont n. 1167c., † 1242 4° Conte di Vaudémont 1188-1242
- Ugo III di Lorena-Vaudémont n. 1205c., † 1243 5° Conte di Vaudémont 1242-1243
- Enrico I di Lorena-Vaudémont n. 1232, † 1278 6° Conte di Vaudémont 1243-1278
- Margherita di Lorena-Vaudémont n. 1252c., † 1303c. dei Conti di VaudémontTommaso II Sanseverino n. 1252c., † 1324 3° Conte di Marsico 1285-1324
- Enrico Sanseverino n. 1271c., † 1314 4° Conte di Marsico 1308-1314
- Tommaso III Sanseverino n. 1310c., † 1358 5° Conte di Marsico 1324-1358
- Antonino Sanseverino n. 1328c., † 1384 6° Conte di Marsico 1358-1384
- Tommaso IV Sanseverino n. 1360c., † 1387 7° Conte di Marsico 1384-1387
- Ludovico Sanseverino † 1400 8° Conte di Marsico 1387-1400
- Tommaso V Sanseverino † 1417c. 9° Conte di Marsico 1400-1417c.
- Guglielmo Raimondo V Moncada † 1466 7° Conte di Adernò 1453-1466
→ La continuazione da Diana Sanseverino ∞ Moncada fino a Giuseppina Moncada ∞ Pietro Giovanni Battista Gallone (1925) — che unisce la dinastia agli Etichonidi e ai Califfi Omayyadi nella linea familiare attuale — è documentata in Califfi Omayyadi.
SANT’ODILIA
Odilia (nata verso il 662 a Obernai e morta verso il 720 a Hohenberg) era figlia del duca d’Alsazia Eticone I (Adalrico) e di Bereswinde.
Il duca Eticone I (Adalrico), che viveva nel suo castello di Hohenberg, era un uomo rude e violento. Era sposato con una donna dolce e pia che aspettava un figlio, e quel figlio non poteva che essere un maschio destinato a succedere al padre. Ma Bereswinde diede alla luce una femmina che, per giunta, era cieca! Poiché la tradizione voleva che i bambini con handicap fossero eliminati, Eticone I (Adalrico) ordinò di abbandonare la bimba nella foresta. Bereswinde ne ebbe pietà e affidò la bambina a una serva perché la mettesse in salvo all’insaputa del padre. La nutrice allevò la bambina per dodici anni, prima di inviarla al monastero di Balme (oggi Baume-les-Dames).
La bambina non era ancora battezzata e sant’Erardo, monaco irlandese itinerante in Baviera, ebbe una visione in cui Dio gli ordinava di recarsi a Balme per procedere a quel battesimo. Così fece qualche giorno più tardi e, nel momento in cui l’olio santo toccò gli occhi di Odilia, questa riacquistò la vista. Quel miracolo indusse Odilia a consacrarsi a Dio ed ella espresse il desiderio di incontrare il padre. Nel frattempo il duca Eticone I (Adalrico) aveva avuto altri due figli, tra cui Ugo, con il quale Odilia entrò in contatto. Questi annunciò al padre l’esistenza di Odilia e il suo desiderio di recarsi al castello. In preda a una violenta collera, quando seppe di essere stato ingannato, il duca uccise il proprio figlio. Più tardi Eticone I (Adalrico) si pentì e, preso dal rimorso, accettò finalmente di vedere la figlia. Non poté tuttavia accettare che ella si consacrasse a Dio e volle darla in sposa a un ricco signore per avere eredi. Odilia rifiutò e fuggì sotto le minacce del padre. Il duca si lanciò allora al suo inseguimento ma, prima di essere raggiunta, messa alle strette davanti a una rupe, Odilia implorò il Signore che, secondo miracolo, fece socchiudere la roccia per lasciar passare la giovane.



Eticone I (Adalrico) fu infine convinto della santità della figlia e accettò di perdonarla. Tornò con lei a Hohenberg e, sotto l’insistenza del vescovo di Autun, san Legerio, le consegnò perfino le chiavi del suo castello affinché vi costruisse un monastero. Il sito di Hohenberg è meglio conosciuto con il nome di «monte Sant’Odilia» e Odilia ne divenne la prima badessa. Ma poiché il castello era costruito su una montagna, molti fedeli, in particolare i malati, vi potevano accedere con difficoltà. Odilia fece allora costruire per loro un secondo edificio, chiamato «Niedermünster», ossia il monastero di sotto.
Odilia fu canonizzata nell’XI secolo da papa Leone IX e proclamata «patrona dell’Alsazia» da papa Pio XII nel 1946.


Papa LEONE IX 1049-1054
Brunone D’EGUISHEIM
Santo
Brunone di Eguisheim-Dagsbourg (Dabo) nacque il 21 giugno 1002 nel castello di Eguisheim, in Alsazia. Figlio di Ugo IV, conte di Nordgau e conte di Eguisheim, e di Heilwige di Dagsbourg (Dabo), Brunone è un membro dell’altissima aristocrazia: la sua famiglia si ricollega per parte di madre ai Carolingi della Francia occidentale e per parte di padre ai re di Germania. Tra i parenti di Brunone figurano sia conti di Reims sia vescovi di Langres e di Metz; è cugino degli imperatori Corrado II il Salico ed Enrico III.
L’educazione
All’età di cinque anni viene affidato al vescovo Bertoldo di Toul per essere educato alla scuola della cattedrale. Dopo la morte del suo tutore, è chiamato alla corte del cugino Corrado II il Salico (1024-1039), che sostiene la riforma monastica. È diacono nel 1025, poi vescovo di Toul, con il sostegno di Corrado, il 9 settembre 1027. Come molti aristocratici lotaringi, è un uomo influenzato dalle idee del movimento riformatore promosso da Cluny. Recluta i suoi collaboratori tra i rappresentanti di questa corrente. È nel 1048 che nota Ildebrando e lega alla propria persona il futuro Gregorio VII.
Impone al suo entourage e a se stesso uno stile di vita umile e pio, comportandosi da monaco benedettino e dando così esempio agli abati del suo vescovato. La sua fama varca ampiamente i confini della Lorena.
L’elezione papale
L’autorità dell’imperatore è debole sui suoi vassalli e, durante il regno di Enrico III, i conti di Tuscolo, provenienti da una potente famiglia romana abituata a far eleggere il papa, tentano di riprendere le loro prerogative. Criticando la scarsa moralità dei papi designati dall’imperatore, fanno eleggere un papa concorrente, il che obbliga l’imperatore a intervenire militarmente e a riunire un grande concilio, il 20 dicembre 1046, per deporre i papi usurpatori. Ma ciò non basta: uno dopo l’altro due papi designati dall’imperatore vengono assassinati (Clemente II e Damaso II).
Enrico III deve assolutamente designare un papa la cui moralità non possa essere messa in dubbio e abbastanza abile da guadagnarsi la fiducia dei Romani. Brunone, dopo il suo brillante ministero a Toul, è il candidato ideale ma, per farsi accettare, non deve tuttavia essere il candidato designato dall’imperatore. Si reca allora in pellegrinaggio nella Città santa e chiede umilmente ai Romani di eleggerlo solo se a loro conviene.
Viene allora intronizzato con il nome di Leone IX (in memoria di Leone Magno, che aveva affermato il primato del vescovo di Roma in quanto successore di Pietro) il 1° febbraio 1049.
Le riforme
Leone IX ritiene che il sovrano temporale non debba intervenire nella vita religiosa. Come a Toul, si circonda di riformatori. Molti del resto lo seguono, come il monaco Umberto di Moyenmoutier, dall’intelligenza penetrante ma il cui carattere brusco non lo predispone alla diplomazia, Ugo Candido, Federico di Lorena (il futuro Stefano IX) o Pier Damiani. Nomina un cluniacense, Ildebrando (il futuro Gregorio VII), suddiacono e lo incarica dell’amministrazione delle entrate della Santa Sede, prossima al fallimento.
Il governo è riorganizzato; i servizi della cancelleria, ormai assai attivi, seguono il modello imperiale e il ruolo dei cardinali, ai quali sono affidati posti chiave dell’amministrazione, cresce in modo molto sensibile; queste funzioni, un tempo riservate ai rappresentanti delle famiglie romane, sono aperte agli «stranieri», il che sottolinea il carattere universale della Santa Sede e mostra che tali nomine non devono più dipendere dal clientelismo.
Ildebrando, molto energico, ha una grande influenza sugli atti del suo pontificato e su quelli dei suoi successori (Vittore II (1055-1057), Stefano IX (1057-1058), Niccolò II (1058-1061), Alessandro II (1061-1073)). Di fatto Ildebrando avvia la riforma gregoriana venticinque anni prima di diventare papa egli stesso.
Viene elaborata una dottrina che tende a dare alla Santa Sede il potere necessario al compimento della riforma. I Dictatus papae ne rivelano le idee fondamentali: nella società cristiana, cementata dalla fede, «l’ordine laico» ha per funzione l’esecuzione dei comandamenti «dell’ordine sacerdotale» di cui il papa è il padrone assoluto. Vicario di Cristo, egli è il solo titolare legittimo dell’Impero, poiché è il vicario di Cristo, «l’imperatore supremo». Può delegare questo potere e revocare la propria delega. L’imperatore non è più il collaboratore del papa, ma il suo subordinato. La Chiesa doveva eseguire il programma di riforma definito dal papa. Ora, tale programma rimetteva in discussione la Chiesa «imperiale».
Fin dall’inizio del suo pontificato, nell’aprile 1049, Leone IX riunisce un concilio a Roma che condanna la simonia e una parte del nicolaismo. Ma i prelati tedeschi e francesi non vi si recano. Decide allora di percorrere la cristianità per difendere energicamente la sua riforma: dal luglio 1050 fino alla primavera del 1051, dal giugno 1052 al marzo 1053, attraversa l’Europa da Benevento a sud, a Colonia a nord, a Reims a ovest, a Bratislava a est.
Le sue principali lotte sono:
- contro l’acquisto o la vendita di cariche ecclesiastiche (la simonia);
- contro il concubinato dei preti (era favorevole al matrimonio) (il nicolaismo);
- i vescovi non dovevano essere prefetti dell’Impero ma teologi;
- il ritorno a valori «più cristiani».
Scomunica e depone i vescovi riconosciuti colpevoli. Durante il suo pontificato convoca dodici concili. Nel 1050 istituisce la tregua di Dio e le chiese sono decretate luoghi d’asilo. Nel 1049 tenta di vietare il matrimonio del duca di Normandia Guglielmo il Conquistatore con Matilde di Fiandra. Questa unione è viziata da consanguineità, ma il motivo politico di tale decisione è il timore della Chiesa di veder unite due grandi potenze: la Fiandra e la Normandia (i Normanni insediati in Sicilia avendo già minacciato il papato). Il matrimonio ha comunque luogo nel 1050.
I disordini morali di cui soffre la Chiesa favoriscono la propagazione delle eresie. In particolare, in Francia, Berengario, lo scolastico di Tours, afferma che vi è soltanto una presenza spirituale di Cristo nell’eucaristia. Già condannato ai concili di Roma e di Vercelli nel 1050, poi al sinodo di Parigi nel 1054, Berengario è deferito nel 1054 al concilio di Tours presieduto da Ildebrando. Vi riconosce che dopo la consacrazione il pane e il vino sono il corpo di Cristo.
La politica temporale
Essendosi i musulmani appena insediati in Sardegna, invia un legato ai Pisani per proporre loro la concessione perpetua dell’isola a condizione di versargli un tributo. Questi adempiono pienamente la missione, impadronendosi al passaggio perfino della Corsica.
Dal 1016 bande di cadetti normanni tentano la fortuna nell’Italia meridionale. In effetti, il sistema di feudalità diretta stabilito dai duchi di Normandia, con regole ereditarie che favoriscono soprattutto i primogeniti, obbliga i cadetti a cercare fortuna altrove. Molti vendono i loro talenti militari come mercenari. L’Italia del sud è contesa tra Bizantini, Saraceni e Longobardi, che impiegano numerosi mercenari normanni rinomati per la loro efficacia (vincono molte battaglie in inferiorità numerica).
Tuttavia, mal considerati dai loro datori di lavoro, i Normanni non tardano a guerreggiare per proprio conto e conquistano le contee di Aversa e di Puglia nell’Italia meridionale. Enrico III li riconosce come vassalli dell’Impero. Ora, nel 1051 il ducato di Benevento si sottomette al papa e quest’ultimo, vedendo la sua ultima acquisizione minacciata dai predoni normanni, entra in guerra contro di loro. Ma l’aiuto di Enrico III e dei Bizantini è insufficiente e il papa è sconfitto nel 1053 nella battaglia di Civitate, in Puglia.
È uno scacco maggiore: viene fatto prigioniero dai Normanni nel 1053 e guasta definitivamente i rapporti del papato con Bisanzio. Infine il papa è liberato dopo nove mesi di prigionia a Benevento, dopo aver riconosciuto i possedimenti normanni in Puglia e in Calabria.
Lo Scisma del 1054
Il patriarca di Costantinopoli, Michele Cerulario (Keroularios), avversario del filioque (doppia processione dello Spirito Santo), del celibato ecclesiastico e del pane azzimo, essendosela presa con i religiosi latini stabiliti in Oriente e conducendo una dura campagna contro le chiese latine della propria città, che talvolta fa chiudere, Leone IX invia un’ambasceria composta da 3 cardinali (Umberto di Moyenmoutier, l’arcivescovo di Amalfi e Federico di Lorena) per tentare di appianare la controversia e perfino di ottenere l’aiuto dei Greci contro i Normanni.
Il 19 aprile 1054, a Roma, Leone IX, malato, muore, e il 16 luglio 1054, senza sapere che il loro mandato non è più valido a causa della morte del papa, l’intransigente cardinale Umberto depone, sull’altare di Santa Sofia a Costantinopoli, una sentenza di scomunica contro il patriarca, che rifiuta di incontrare i legati.
Il 24 luglio 1054 il Sinodo permanente bizantino stila la lista degli errori di Roma e lancia l’anatema sugli accusatori romani: è lo scisma tra l’Oriente e l’Occidente, detto «scisma d’Oriente» o «grande scisma».
Gli anatemi reciproci lanciati tra il patriarca di Costantinopoli e il papa di Roma saranno revocati solo il 7 dicembre 1965 da papa Paolo VI e dal patriarca di Costantinopoli Atenagora.
