Casate · Araldica · Sette secoli di storia

L'evoluzione dello stemma.

Dall'arme dei Conti Guidi al grande inquartato.

Lo stemma della Casa Guerri dall'Oro Gallone non è un'immagine fissa, ma il sedimento araldico di una storia lunga oltre sette secoli. Ogni partizione, ogni smalto, ogni figura conserva la memoria di una casata che si è unita alle altre per via di matrimonio. Seguirne l'evoluzione, passo dopo passo, significa ripercorrere la genealogia stessa della famiglia: dal leone dei Conti Guidi di Toscana fino al grande inquartato dei Principi di Tricase e di Moliterno.

Le tappe araldiche.

Sette secoli in un solo scudo
Stemma dei Conti Guidi delle origini: leone rampante di rosso in campo d'argento
Stemma dei Conti Guidi delle origini: leone rampante di rosso in campo d'argento
I.

I Conti Guidi (origine)

La famiglia comitale dei Guidi fu una delle maggiori casate feudali toscane del Medioevo. La dinastia prende avvio con il Conte Guido I nel X secolo. La sua arma più antica è semplice, come tutte le armi delle origini: un leone rampante di rosso in campo d'argento.

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Stemma detto Guido Guerra: leone di rosso brochante su una partizione
Stemma detto Guido Guerra: leone di rosso brochante su una partizione
II.

« Guido Guerra »

Celebre tra i Guidi è la serie dei « Guido Guerra », soprannome che — secondo il Boccaccio — nasceva da un'innata vocazione alle armi. Guido Guerra I frequentò la corte di Matilde di Canossa, che nel 1099 lo dichiarò figlio adottivo. In questa fase il leone si fa più marziale, sovrapposto alla partizione dello scudo.

Stemma dei Conti Guidi: inquartato in croce di Sant'Andrea di rosso e d'argento
Stemma dei Conti Guidi: inquartato in croce di Sant'Andrea di rosso e d'argento
III.

I Conti Guidi, Conti Palatini di Toscana

Con la protezione imperiale di Federico Barbarossa e poi di Federico II — che nel 1217 conferma ai Guidi un elenco di circa duecento feudi — l'arma si consolida nella forma che resterà canonica. Gli stemmi antichi usavano spesso una sola coppia di colori: i Conti Guidi adottano lo scudo inquartato in croce di Sant'Andrea, di rosso e d'argento.

Stemma dei Conti Guidi di Porciano: croce di Sant'Andrea di verde e d'argento
Stemma dei Conti Guidi di Porciano: croce di Sant'Andrea di verde e d'argento
IV.

I Conti Guidi di Porciano

Alla divisione del grande dominio guidingo nascono quattro rami. Tegrimo VI dà vita ai Conti di Porciano. Qui si compie un passaggio araldico decisivo: ogni ramo, pur conservando la partizione originale dello stemma, adotta una bicromia particolare. I Porciano mantengono la croce di Sant'Andrea ma ne mutano gli smalti — il rosso cede il posto al verde. È questo il momento in cui il verde entra nella lignea, per non lasciarla più.

Motto: « Chi ha la bona fama et poi la perde, racquistare la puo' ma non si verde ».

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Stemma Guerra: sbarra d'argento in campo verde
Stemma Guerra: sbarra d'argento in campo verde
V.

Guerra / de Guerris / Guerri

Tra i discendenti di Tegrimo VI, Guido « Zeffiro » e il figlio Giovanni perdono ogni bene nel 1336 a vantaggio della Repubblica di Firenze. Il nipote Pietro si trasferisce a Siena e, perduto il rango feudale, deve assumere un cognome per essere annoverato tra i cittadini: nei documenti compare ora come Guerra, Guerrae, de Guerris, Guerri. La bicromia bianco-verde è conservata, ma la partizione diviene tipicamente ghibellina: sbarra d'argento in campo verde.

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Stemma Guerri: sbarra d'argento e sei stelle d'oro in campo verde
Stemma Guerri: sbarra d'argento e sei stelle d'oro in campo verde
VI.

I Guerri

Stabilizzato ormai il cognome, i Guerri ottengono l'iscrizione al patriziato di Siena. Allo scudo si aggiungono sei stelle d'oro, simbolo di nobiltà frequente nel Cinquecento.

Motto: « Dalla guerra alla pace ».

Stemma dall'Oro: stella d'oro in campo d'azzurro e fascio di spighe
Stemma dall'Oro: stella d'oro in campo d'azzurro e fascio di spighe
VII.

I dall'Oro

Originari di Padova (1200), dove erano detti « da Rio », i dall'Oro si trasferiscono a Treviso intorno al 1300 e prendono nome dall'arte orafa che praticavano. Annoverati tra i nobili di Treviso, diedero Gonfalonieri di Giustizia e Capitani del Popolo a Bologna nel XV secolo. La loro arma parlante unisce la stella d'oro in campo d'azzurro e il fascio di spighe d'oro. La casata si estingue con Dejanira dall'Oro (1835–1900).

Motto: « Nihil ab auro potest qui aeternum non est ».

« Nulla può venire dall'oro per chi non è eterno »

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Stemma inquartato Guerri dall'Oro
Stemma inquartato Guerri dall'Oro
VIII.

I Guerri dall'Oro

Nel 1862 il nobile Pietro Giovanni Guerri (1819–1880), ufficiale alla Corte Granducale di Toscana, sposa Dejanira dall'Oro, ultima della sua casa, e ne aggiunge il cognome al proprio. Le due armi si fondono in un inquartato: nel 1° e 4° i Guerri, nel 2° e 3° i dall'Oro. È la nascita araldica del nome composto.

Motto Guerri: « Dalla guerra alla pace ».

Motto dall'Oro: « Nihil ab auro potest qui aeternum non est » — « Nulla può venire dall'oro per chi non è eterno ».

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Scheda di Pietro Giovanni Guerri dall'Oro

Stemma Gallone: gallo su un monte di verde, capo d'azzurro alla cometa d'oro
Stemma Gallone: gallo su un monte di verde, capo d'azzurro alla cometa d'oro
IX.

I Gallone

Stefano II Gallone (1601–1662) ottiene il titolo di Principe di Tricase nel 1651. Giuseppe Gerardo Gallone, 6° Principe di Tricase, sposa Emanuela Pignatelli, erede dei Principati di Moliterno e di Marsiconovo. La loro arma parlante è un gallo posato su un monte di verde (galloGallone), sormontato da una cometa d'oro su capo d'azzurro. La casata si estingue con Maria Bianca Gallone, 10ª Principessa di Tricase (1895–1982).

Motto: « Nunc et semper ».

« Ora e sempre »

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Scheda di Stefano II Gallone

Scheda di Maria Bianca Gallone

Scheda di Maria Emanuela Pignatelli

Stemma completo Guerri dall'Oro Gallone, Principi di Tricase e di Moliterno, con corona
Stemma completo Guerri dall'Oro Gallone, Principi di Tricase e di Moliterno, con corona
X.

Guerri dall'Oro Gallone, Principi di Tricase e di Moliterno

Tutte le linee confluiscono in un'unica arma. Per il provvedimento di Re Umberto II del 19 novembre 1967 fu concesso ad Aldo Guerri dall'Oro il titolo di Conte, e alla moglie Simonetta della Posta — figlia di Maria Bianca Gallone, ultima Principessa di Tricase — quello di Contessa. Con Decreto del Ministro di Grazia e Giustizia del 21 gennaio 1999, i discendenti assumono il cognome Guerri dall'Oro Gallone di Tricase e di Moliterno.

L'arma riflette esattamente questa storia: lo stemma è quello dei Guerri dall'Oro, sul quale si inserisce quello dei Gallone. Sull'inquartato Guerri e dall'Oro si pone in cuore lo scudetto al gallo dei Gallone; il tutto è cimato dalla corona di principe.

Il blasonamento ufficiale recita: inquartato — nel 1° e 4° di verde alla sbarra d'argento accompagnata da sei stelle d'oro (Guerri); nel 2° e 3° troncato di tre: nel 1° d'azzurro alla stella d'oro, nel 2° di rosso al fascio di spighe d'oro passate in anello, nel 3° fasciato di sei d'argento, d'oro e di rosso (dall'Oro); sul tutto, lo scudetto Gallone.

In questo solo scudo si compendia l'intera vicenda della Casa: la stirpe toscana dei Conti Guidi divenuta Guerri a Siena, la fusione con i dall'Oro del Veneto, e l'eredità meridionale dei Gallone, Principi di Tricase e di Moliterno. Un'araldica che è, insieme, un albero genealogico.

Motto Guerri: « Dalla guerra alla pace ».

Motto dall'Oro: « Nihil ab auro potest qui aeternum non est » — « Nulla può venire dall'oro per chi non è eterno ».

Motto Gallone: « Nunc et semper » — « Ora e sempre ».

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Esplora il grande inquartato interattivo

Scheda di Aldo Guerri dall'Oro

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