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Coniuge del 6° Principe di Tricase
Personaggio · Casa Pignatelli · Confluenza dei Gallone
Maria Emanuela Pignatelli.
Principessa di Moliterno e Marsiconovo, 1775 – 1818.
Sposa nel 1796 Giuseppe Gerardo Gallone, 6° Principe di Tricase, e porta i Principati di Moliterno e di Marsiconovo nella Casa Gallone. Morta a Napoli nel 1818.
Biografia.
Maria Emanuela Pignatelli nasce il 21 aprile 1775 da Giovanni Battista, principe di Moliterno e di Marsiconovo, ambasciatore di Napoli presso la corte di Francia, e da Luisa d'Avalos, dei principi d'Aquino d'Aragona — una delle famiglie più potenti e prestigiose del Regno di Napoli.
Nel 1796 sposa il principe di Tricase, Giuseppe Gerardo Gallone (1766–1806), e dal loro matrimonio nascono cinque figli: quattro femmine (Beatrice, Maria Luisa, Brigida e Michela) e l'unico maschio, Giovanni Battista (1800–1868), erede della casata.
Suo fratello Girolamo III Pignatelli (1773–1848), 3° Principe di Moliterno e 5° di Marsiconovo, personaggio politicamente controverso e ormai tracollato economicamente, cedette i titoli e i feudi alla sorella Maria Emanuela. Tramite il matrimonio di costei con Giuseppe Gerardo Gallone, 6° Principe di Tricase, i Principati di Moliterno e di Marsiconovo confluiscono così nella Casa Gallone — ed è da quel momento che Tricase è anche Principato di Moliterno.
L'eredità passa poi al figlio unico maschio Giovanni Battista Gallone (1800–1868), 7° Principe, e quindi al nipote Giuseppe Gallone (1819–1898), 8° Principe e Senatore del Regno d'Italia. La discendenza diretta si chiuderà con Maria Bianca Gallone, per cui i titoli passeranno infine ai Guerri dall'Oro (cfr. Decreto del 21 gennaio 1999).
Otto giorni impiegò, nel settembre del 1817, la principessa di Tricase, vedova del principe Giuseppe Gerardo Gallone, per rientrare a fine estate da Tricase a Napoli, dove risiedeva. La nota pubblicata da D. Lala nel suo L'Archivio dei Principi Gallone (Tricase 2001, p. 277) svela il modo di viaggiare del ceto nobiliare ai primi dell'Ottocento. Le carte della famiglia feudataria di Tricase furono donate all'Archivio di Stato di Genova nel 1965 da donna Simonetta della Posta (1916–1986), dei duchi di Civitella Alfedena, figlia unigenita della principessa Maria Bianca Gallone; nel 1979 il fondo fu trasferito all'Archivio di Stato di Lecce, mentre altre carte si trovano ad Angers, dove risiede Simon Guerri dall'Oro.
In carrozza, con la principessa, viaggiavano il diciassettenne principino Giovanni Battista (1800–1868) e Domenico Risolo, «agente» della Casa, oltre a una serva e allo stalliere Vincenzo Longo. Le soste con pernottamento: Fasano, Bari, Barletta, Cerignola, Bovino in Puglia; Ariano Irpino, Mirabella, Avellino in Campania. Il vitto era preparato dal cuoco personale; tra le spese extra, oltre al gelato al principino e alla «tintura d'ambra», le «cassette di S. Nicola» — le boccette della «manna di s. Nicola» acquistate a Bari.
Il cuoco personale, l'ambra e la manna fanno pensare a una principessa delicata, apprensiva, dalla salute cagionevole, per la quale la medicina del tempo prescriveva derivati d'ambra come ricostituente (N. Cirillo, I Consulti Medici, Tomo I, Napoli 1738, p. 325). Si notano ancora le mance, la «buona mano» al portinaro di Barletta che di notte «aprì le porte della città» e ai gendarmi, in un'epoca in cui spostarsi era pericoloso per i briganti e scomodo per lo stato delle strade. Il costo totale del viaggio, compreso il ritorno dei muli fino a Lecce, fu di 268,60 ducati. (Pubblicato su «Il gallo», n. 19/2021, p. 22 — Ercole Morciano.)
La vita di Maria Emanuela fu travagliata, seppure agiata perché la famiglia Gallone era ancora fra le più cospicue del Regno. Le figlie le morirono piccolissime o in giovane età; assistette alla rivoluzione del 1799, in cui la folla inferocita uccise parecchi nobili; vide la famiglia reale costretta a fuggire in Sicilia per due volte; coi Napoleonidi subì, tra il 1806 e il 1808, le leggi eversive della feudalità. Non mancò qualche nota positiva: l'acquisto a suo nome del casale di Teverolaccio (Succivo, Caserta) — il Catasto Provvisorio «murattiano» del 1815 registra la «principessa di Tricase» come prima contribuente del comune di Succivo, con una rendita di 3178 ducati, davanti al principe Francesco Paolo di Borbone e alla Mensa Vescovile di Aversa (cfr. L. Russo, «Succivo nel Catasto Provvisorio», 2007).
Rimasta vedova a circa 31 anni nel 1806 — il marito ne aveva quaranta — nello stesso anno le morì l'ultimogenita Brigida, a circa un anno di età. Forse tante preoccupazioni ne abbreviarono la vita: morì a 42 anni il 23 marzo 1818, nella villa napoletana di S. Maria degli Angeli, e fu sepolta nella cappella dell'Immacolata, di juspatronato Gallone, nella basilica di S. Pietro ad Aram, dov'erano il marito e le figlie e dove una sua epigrafe marmorea fu poi rimossa e rimase mutila. A Tricase ne resta memoria nei due altari del transetto della chiesa matrice, già di patronato Gallone e dedicati alla Vergine di Costantinopoli e a San Carlo Borromeo, con lo stemma bipartito Gallone-Pignatelli in intarsio di marmi policromi.
Nella basilica di San Pietro ad Aram, una delle più antiche chiese di Napoli, la famiglia Gallone conserva il diritto di patronato su un altare laterale, in marmi policromi a tarsia, che reca lo stemma Gallone: un gallo coronato, in rosso su campo azzurro, sormontato da una stella d'oro a sei punte e posato su un monticello verde, inquadrato da un cartiglio barocco in marmo giallo e rosso brecciato. Un'acquasantiera con lo stesso stemma accompagna l'altare.
Il patronato d'altare era privilegio delle famiglie nobili più affermate: per i Gallone coincide col radicamento napoletano, intenso dall'epoca di Stefano II Gallone (1° Principe, 1601–1662), che vi mantenne agenzie mercantili, e ancor più sotto Stefano III (3° Principe, 1666–1733), che vi risiedette dal 1681 al 1703. La presenza di Maria Emanuela a Napoli — già sede dei suoi Pignatelli — perpetua questo patronato attraverso il matrimonio del 1796: i due grandi rami napoletani confluiscono in questo luogo di culto, dove la principessa sarà sepolta nel 1818.
Albero familiare.
Galleria
L'altare di patronato a San Pietro ad Aram
Fonti.
- 1 D. Lala, L'Archivio dei Principi Gallone, Tricase 2001, p. 277.
- 2 E. Morciano, «Vestigia napoletane dei principi di Tricase», in Ne quid nimis. Studi in memoria di Giovanni Cosi, a cura di M. Spedicato e L. Montonato, Edizioni Grifo, Lecce 2017, pp. 201–225.
- 3 E. Morciano, «Il viaggio della principessa di Tricase», in Il gallo, n. 19/2021, p. 22.
- 4 L. Russo, «Succivo nel Catasto Provvisorio», Rivista di Terra di Lavoro, Archivio di Stato di Caserta, 2007.
- 5 N. Cirillo, I Consulti Medici, Tomo I, Napoli 1738, p. 325.