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Altre discendenze celebri

  1. Attila n. 406c. – † 453
  2. Maometto n. 570c. – † 632
  3. Califfi Omayyadi dinastia 661–750
  4. Etichonidi (Eticone I) n. 644c. – † 690
  5. Patriziato veneto X–XVIII sec.
  6. Gengis Khan n. 1162c. – † 1227
  7. William Wallace n. 1270c. – † 1305
  8. Renato d'Angiò n. 1409 – † 1480
  9. I Papi Rinascimento
  10. Holbein (il Giovane) n. 1497 – † 1543
  11. Hernán Cortés n. 1485 – † 1547

« Il flagello di Dio »

Re degli Unni 434–453

Illustrazione storica degli Unni di Attila in battaglia
Gli Unni di Attila

Nel 375 si produsse lo scontro degli Unni contro gli Ostrogoti germanici, che vivevano a nord del Mar Nero tra il Danubio e il Dnepr (Ucraina). Gli Unni erano tribù guerriere cacciate dalla Mongolia dai Cinesi quattro secoli prima ; stabiliti nell’attuale Ungheria, avevano deciso di partire verso ovest sottomettendo gli Ostrogoti. È questo anno 375 che si considera segnare l’inizio delle grandi invasioni e l’inizio della dislocazione dell’Impero romano minacciato da ogni parte nei suoi confini.

Dopo aver vinto gli Ostrogoti, gli Unni ripresero la loro marcia verso ovest e attaccarono i Visigoti, i Burgundi, gli Alani, innescando spostamenti a cascata : Goti, Ostrogoti, Visigoti, Vandali, Franchi, Sassoni, Burgundi, Alamanni, ecc., si scontrarono gli uni con gli altri da un angolo all’altro dell’Europa e si riversarono sull’Impero romano d’Occidente. È la prima volta che l’Occidente viene invaso da popolazioni asiatiche ed è minacciato di vedere stabilirsi una civiltà estranea alla propria.

Carta delle migrazioni e incursioni degli Unni in Europa
Le incursioni unniche in Europa

Bleda

Nato verso il 395, Attila era figlio del re di una tribù degli Unni, Moundzouk, morto in guerra nel 408. Orfano, viene adottato e cresciuto insieme al fratello maggiore Bleda dallo zio, il re degli Unni Rugas. Nel 434, prima di morire, Rugas divide l’Impero unno fra i due nipoti, Attila e Bleda.

Dal 435 al 440, il regno di Bleda è segnato dal trionfo degli Unni contro l’Impero romano d’Oriente. Tale trionfo è anzitutto diplomatico e la politica di Bleda verso i Romani è pacifica. Il raddoppio del tributo versato dall’Impero romano d’Oriente di Costantinopoli e la promessa imperiale di non allearsi più con i barbari nemici degli Unni (con i popoli germanici rimasti indipendenti) lasciano le mani libere a Bleda. Così gli Unni estendono il loro impero fino alle Alpi, al Reno e alla Vistola.

Statua raffigurante Attila, re degli Unni
Attila, re degli Unni
Carta dei territori dominati dagli Unni nel V secolo
L’Impero unnico nel V secolo

L’ascesa al potere di Attila

Tuttavia, fin dal 440, approfittando dell’occasione offerta dall’invasione dell’Armenia romana da parte dei Persiani sasanidi — invasione che distoglie temporaneamente l’attenzione di Costantinopoli dagli Unni — Bleda attacca di nuovo l’Impero romano d’Oriente. In quel momento, Attila aiuta il fratello solo in extremis, avendo intrapreso da parte sua trattative con l’Impero. Lo fa senza dubbio per non essere danneggiato nella spartizione del bottino. La politica autonoma di Attila durante la guerra del 441–442 si spiega principalmente con la sua volontà di negoziare con i Romani la consegna dei principi eredi unni rifugiatisi nell’impero alla morte di Rugas, già dal 435. Costoro avrebbero ereditato il regno in caso di morte del fratello.

Tra fine 444 e inizio 445, aiutato dai suoi vassalli germanici, Attila fa assassinare il fratello maggiore Bleda e diventa l’unico re degli Unni. Due Germani sottomessi agli Unni, il re degli Skirì, Edika, e il re dei Gepidi, Ardaric, fornirono infatti le forze necessarie per l’assassinio di Bleda, avvenuto nell’ « ordu » (tenda) di quest’ultimo. Dopo aver estromesso e ucciso il fratello Bleda, Attila riuscì nel 446 a riunire sotto la sua guida tutte le tribù degli Unni.

All’epoca, l’impero degli Unni era immenso. Questa popolazione viveva inizialmente a est del Volga, ma riuscì a forgiarsi un impero che andava dal Mar Caspio fino alle Alpi, passando per l’attuale Ungheria. Il suo centro si trovava nei dintorni di Györ.

Il regno di Attila dura otto anni ed è segnato, alla sua morte, da un crollo della potenza degli Unni, fino ad allora pazientemente costruita sulle alleanze militari fra l’impero unno e l’impero romano d’Oriente e sulla manna finanziaria dei tributi e riscatti versati da Costantinopoli.

In realtà, sembra che fin dall’assassinio di Bleda gli alleati germanici di Attila lo avessero influenzato favorendo la propensione che egli aveva a credersi destinato a regnare sull’intero universo. Così Attila si fa designare « Europæ Orbator » (imperatore d’Europa) e si impadronisce, fin dal 445–446, della provincia romana della Pannonia Savia (il resto della Pannonia essendo già tenuto dagli Unni). Per mantenere la finzione dell’amministrazione romana, viene persino nominato magister militum dall’imperatore romano Valentiniano III.

Attila e l’impero romano

Dalla conca danubiana dove è stabilmente insediato, Attila minaccia allora l’impero romano. Il 27 gennaio 447, un terremoto distrugge gran parte delle mura teodosiane di Costantinopoli e provoca una grave carestia. Tale debolezza dell’impero romano d’Oriente permette all’impero romano d’Occidente di essere temporaneamente risparmiato dalle mire di Attila.

Attila, approfittando dell’evento, lancia il suo esercito contro l’impero romano d’Oriente ma vi resta impantanato : in realtà l’impero non paga il suo tributo e i versamenti delle somme dovute in precedenza sono interrotti. Le trattative di pace durano diversi anni, senza alcun beneficio per gli Unni.

Or, proprio nel momento in cui stanno per giungere a buon fine, i tributi versati dall’Oriente si esauriscono definitivamente. L’imperatore Teodosio II muore in un incidente a cavallo e il « partito dei blu » (partito dei senatori e degli aristocratici) trionfa : è fieramente contrario all’idea di pagare i barbari per comprare la pace.

Carta dell’Impero unnico al tempo di Attila
L’Impero di Attila

Non avendo potuto invadere né sottomettere l’Oriente, Attila si ritrova preso nel gioco diplomatico d’Occidente nel 450. L’episodio riguarda Honoria, co-imperatrice d’Occidente, che vuole sposare Attila per allearsi a lui e che il fratello minore Valentiniano III costringe a prendere il velo per preservare l’unità imperiale. Nel 449, scoppia uno scandalo e Honoria viene inviata a Costantinopoli in un convento cristiano perché la sua « verginità » sia meglio custodita. Honoria invia allora il suo anello ad Attila per chiedergli aiuto. Attila prende la cosa sul serio e accetta il gioiello come « dote », prima di chiedere la Gallia in quanto eredità imperiale dovuta alla sua « fidanzata ». Le sue esigenze si scontrano naturalmente con un rifiuto.

Bloccato in Oriente, di fronte al rifiuto di Valentiniano e alla scomparsa di Honoria, Attila si trova costretto nell’autunno 450 a dichiarare guerra all’impero romano d’Occidente, ciò che mette fine anche al tributo versato dall’Occidente.

L’invasione della Gallia

A capo di un esercito coalizzato unno-germanico, Attila si lancia nella primavera 451 in una campagna contro la Gallia. Questo esercito riunisce i popoli Gepidi (i più numerosi), Visigoti (guidati da 3 re fratelli, tra cui il padre del futuro Teodorico I (Teodorico il Grande)), Skirì, Svevi, Alamanni, Eruli, Turingi, Franchi, Burgundi, Alani, Sarmati ; è in maggioranza germanico e gli Unni ne compongono solo una parte infima. Le tattiche che in precedenza avevano fatto il loro successo contro i « civili » non sono dunque più all’ordine del giorno.

Il 7 aprile, Attila brucia Metz, ma la Gallia gli resiste, prima a Parigi sotto l’impulso di santa Genoveffa, poi a Orléans, su istigazione di sant’Aignano d’Orléans con l’appoggio delle legioni romane di Flavio Ezio. Durante l’assedio della capitale, santa Genoveffa pronunciò le celebri parole : « Che gli uomini fuggano, se vogliono, se non sono più capaci di battersi. Noi donne pregheremo Dio tanto e tanto che Egli ascolterà le nostre suppliche ».

A Orléans, dove conta di attraversare la Loira, Attila combatte contro i Visigoti di Teodorico I e le legioni romane di Flavio Ezio, in realtà composte di tutti i popoli stabilitisi in Gallia a quell’epoca : Alani, Franchi, Burgundi, Sarmati, Sassoni, Leti (coloni barbari), Armoricani e persino Britanni venuti d’Oltremanica.

Gli Unni escono vincitori ed è in Champagne che ha luogo la battaglia finale dei Campi Catalaunici, probabilmente meno di una quindicina di giorni dopo. Alcuni autori localizzano questa battaglia a 5 miglia romane (7,5 km) da Troyes in campi vicino al villaggio di Maurica o Mauriacus (« campus mauriacus »). Altri, più antichi, la localizzano vicino a Châlons-en-Champagne, l’antica Catalaunum da cui deriva l’aggettivo attribuito ai « Campi Catalaunici », nel luogo dell’oppidum gallico de La Cheppe, impropriamente chiamato « il campo di Attila ». Dopo la carneficina, Attila resta per un momento in Gallia poi si ritira verso il Reno.

Carta delle campagne militari di Attila in Gallia e Italia
Le campagne di Attila (451–452)

Attila alle porte di Roma

Nella primavera 452, attacca di nuovo in Italia. Il suo esercito prende Aquileia, Padova, Verona, Milano, Pavia e si dirige verso Roma. L’imperatore Valentiniano III decide di negoziare. Guidata dal papa Leone I, dal prefetto Trigezio che aveva già trattato con i Vandali di Genserico, e dal console Avieno, una delegazione romana muove incontro al re degli Unni e ottiene una tregua. Nel frattempo, le truppe del nuovo imperatore orientale, Marciano, hanno attraversato il Danubio e minacciano il cuore dell’impero unno. Dopo un incontro col sommo pontefice a Mantova, il « flagello di Dio » tornò dunque in Pannonia.

Moneta o medaglia antica di epoca tardo-romana
Moneta di epoca tardo-antica

La fine del suo regno

Di ritorno nel suo « ordu », il gran re muore improvvisamente, nella primavera 453, forse avvelenato, probabilmente per un’emorragia in seguito a un banchetto offerto alla sua corte per le sue nozze con una nuova sposa, Ildiko, per il suo harem. Attila riceve funerali reali ed è sepolto in una triplice bara, probabilmente sotto il letto del fiume Tisza nell’attuale Ungheria, temporaneamente deviato per l’occasione. È nella massima segretezza che venne inumato. Anche gli schiavi che avevano scavato la sua tomba furono sgozzati… I suoi figli Ellac poi Attila II gli succedono.

La sua successione degenera in conflitto fra i numerosi figli e nipoti delle sue numerose mogli (battaglia del Nedao nel 454). Il suo impero si disloca e le tribù degli Unni si disuniscono e ricostituiscono dei capi nella loro aristocrazia dominante.

Le controversie genealogiche sulla discendenza di Attila

Steven Runciman fornisce una discendenza a partire dal figlio più giovane di Attila, Ernak, fino a Kubrat, perché gli zar dei Bulgari pretendevano di discendere da Attila.

Christian Settipani propone una discendenza più plausibile, anche se alcuni passaggi da una generazione all’altra restano ipotetici.

Numerosi genealogisti accettano la tesi secondo la quale una figlia di Attila sarebbe stata una delle numerose mogli di Ardaric, re dei Gepidi. Di conseguenza tutta la discendenza dei re dei Gepidi a partire dal VII secolo sarebbe anche discendenza di Attila.

Il dato più certo è l’unione, ben documentata, fra la principessa dei Gepidi, Austrigusa, e Waccho, re dei Longobardi. Or, secondo Christian Settipani, Waccho e Austrigusa sarebbero antenati della madre e del padre di Carlo Magno… ma anche questa tesi implica una certa dose di speculazione…

Catene di discendenza

Sotto, le due catene principali rese in formato strutturato : la branca degli ascendenti (capi degli Unni dal I secolo fino al padre di Attila), e la branca dei discendenti che, via Magiari, Arpadi, Casa d’Angiò, d’Avalos e Pignatelli, conduce fino alla confluenza con la linea Gallone tramite il matrimonio Maria Emanuela Pignatelli ∞ Giuseppe Gerardo Gallone (1796). La prosecuzione successiva è documentata sulle schede dedicate.

Branca A — Ascendenti di Attila (capi degli Unni)

Catena ascendente : dai Khagan/capi degli Unni del I secolo fino a Moundzouk, padre di Attila.

Branca A — capi degli Unni

  1. Zemtur n. 20c. degli Unni · Capo degli Unni
  2. Bolug † 123 degli Unni · Capo degli Unni
  3. Bolchu † 156 degli Unni · Capo degli Unni
  4. Zoltan n. 110c. degli Unni · Capo degli Unni
  5. Berend n. 140c. degli Unni · Capo degli Unni
  6. Kadcha n. 170c. degli Unni · Capo degli Unni
  7. Oposch n. 210c. degli Unni · Capo degli Unni
  8. Ethel n. 245c., † 300c. degli Unni · Capo degli Unni
  9. Szemen n. 267c., † 335c. degli Unni · Khagan degli Unni
  10. Turda «il Gobbo» n. 310c., † 386c. degli Unni · Khagan degli Unni
    &
    Enga n. 315c. dei Khagan degli Unni
  11. Moundzouk n. 360c., † 408 degli Unni · Principe degli Unni
  12. Attila «il Flagello di Dio» n. 395c., † 453 9° Re degli Unni 437–453

Branca B — Discendenti di Attila, fino alla confluenza Gallone (1796)

Catena discendente : Attila → Magiari → Arpadi → Casa d'Angiò → de Valois → Vaudémont/Alençon → Paleologo/Gonzaga → d'Avalos → Caracciolo Rosso → Pignatelli → confluenza nella linea Gallone con le nozze Maria Emanuela Pignatelli ∞ Giuseppe Gerardo Gallone (1796).

Branca B — Attila → … → Gallone

  1. Attila «il Flagello di Dio» n. 395c., † 453 degli Unni · 9° Re degli Unni 437–453
  2. Ernak n. 432c., † 476 degli Unni · 13° Re degli Unni 469–476
  3. Chaba (Chola) n. 470c. degli Unni · Principe degli Unni
  4. Edus n. 502c. dei Magiari · Capo dei Magiari
  5. Kadiha n. 532c. dei Magiari · Capo dei Magiari
  6. Chazew n. 560c. dei Magiari · Capo dei Magiari
  7. Kulchug n. 502c. dei Magiari · Capo dei Magiari
  8. Edur dei Magiari · Capo dei Magiari
  9. Vergerus dei Magiari · Capo dei Magiari
  10. Elendus dei Magiari · Capo dei Magiari
  11. Avarius dei Magiari · Capo dei Magiari
  12. Venedobel dei Magiari · Capo dei Magiari
  13. Ugyek dei Magiari · Capo dei Magiari
  14. Almus n. 819c., † 895 dei Magiari · Capo dei Magiari (Ungheresi)
  15. Arpad n. 845c., † 907 Arpadi · 1° Principe d'Ungheria 895–907
  16. Zoltan n. 886c., † 948 Arpadi · 2° Principe d'Ungheria 907–928
  17. Taksony n. 931c., † 972 Arpadi · 4° Principe d'Ungheria 955–972
  18. Michele n. 955c., † 978c. Arpadi · 2° Principe d'Ungheria 907–928 (titolazione come nella fonte)
  19. Michele n. 955c., † 978c. Arpadi · dei Principi d'Ungheria (omonimo nella fonte, preservato)
  20. Basile (Vasul) n. 976c., † 1037 Arpadi · dei Principi d'Ungheria
  21. Bela I «il Campione» n. 1016, † 1063 Arpadi · 6° Re d'Ungheria 1060–1063
  22. Gheyza (Géza) I n. 1044c., † 1077 Arpadi · 8° Re d'Ungheria 1074–1077
  23. Almus n. 1068c., † 1127 Arpadi · dei Re d'Ungheria · Duca di Croazia
  24. Bela II «il Cieco» n. 1109c., † 1141 Arpadi · 12° Re d'Ungheria 1131–1141, Re di Croazia
  25. Gheyza (Géza) II n. 1130c., † 1162 Arpadi · 13° Re d'Ungheria 1141–1162, Re di Croazia
  26. Bela III n. 1148, † 1196 Arpadi · 18° Re d'Ungheria 1172–1196, Re di Croazia
  27. Andrea II n. 1176, † 1235 Arpadi · 21° Re d'Ungheria 1205–1235, Re di Croazia
  28. Bela IV n. 1206c., † 1270 Arpadi · 22° Re d'Ungheria 1235–1270, Re di Croazia
  29. Stefano V n. 1240c., † 1272 Arpadi · 23° Re d'Ungheria 1270–1272, Re di Croazia
  30. Maria d'Ungheria n. 1257, † 1323 Arpadi · Erede del Regno d'Ungheria
    &
    Carlo II «lo Zoppo» d'Angiò (Capetingi) n. 1248, † 1309 Conte di Provenza, Re di Napoli 1285–1309
  31. Margherita d'Angiò (Capetingi) n. 1273, † 1299 dei Re di Napoli
    &
    Carlo I di Valois (Capetingi) n. 1270, † 1325 Conte di Valois
  32. Filippo VI di Valois (Capetingi) n. 1293, † 1350 Conte di Valois, Re di Francia 1328–1350
  33. Giovanni II «il Buono» di Valois (Capetingi) n. 1319, † 1364 Conte di Valois, Re di Francia 1350–1364
  34. Luigi I d'Angiò (Valois Capetingi) n. 1339, † 1384 Duca d'Angiò, Conte di Provenza, Re di Sicilia
  35. Luigi II d'Angiò (Valois Capetingi) n. 1377, † 1417 Duca d'Angiò, Conte di Provenza, Re di Sicilia, Re di Napoli
  36. Renato I «il Buon Re Renato» d'Angiò (Valois Capetingi) n. 1409, † 1480 Duca d'Angiò, Conte di Provenza, Re di Sicilia, Re di Napoli, Duca di Lorena, Duca di Bar
  37. Iolanda d'Angiò (Valois Capetingi) n. 1428, † 1483 Duchessa erede di Lorena e di Bar
    &
    Ferry VI di Vaudémont n. 1417, † 1470 Conte di Vaudémont, Conte di Guise
  38. Maria Margherita di Vaudémont n. 1463, † 1521 dei Conti di Vaudémont e Conti di Guise
    &
    Renato d'Alençon (Valois Capetingi) n. 1454, † 1492 3° Duca d'Alençon
  39. Anna d'Alençon (Valois Capetingi) n. 1492 dei Duchi d'Alençon
    &
    Guglielmo VIII Paleologo n. 1493, † 1518 23° Marchese del Monferrato
  40. Margherita Paleologo n. 1510, † 1566 Marchesa del Monferrato
    &
    Federico II Gonzaga n. 1500, † 1540 1° Duca di Mantova, Marchese del Monferrato
  41. Isabella Gonzaga n. 1537, † 1579 dei Duchi di Mantova
    &
    Ferrante Francesco II d'Avalos n. 1531, † 1571 2° Principe di Francavilla, 2° Principe di Montesarchio, 3° Marchese del Vasto, 4° Marchese di Pescara
  42. Alfonso II d'Avalos n. 1564, † 1593 3° Principe di Francavilla, 3° Principe di Montesarchio, 4° Marchese del Vasto, 5° Marchese di Pescara
  43. Isabella d'Avalos n. 1585, † 1648 4° Principessa di Francavilla, 5° Marchesa del Vasto, 6° Marchesa di Pescara
    &
    Iñigo III d'Avalos n. 1578, † 1632 4° Principe di Francavilla
  44. Francesca d'Avalos † 1676 dei Principi di Francavilla
    &
    Marino II Caracciolo Rosso n. 1586, † 1630 3° Principe di Avellino, 4° Duca d'Atripalda
  45. Francesco Marino I Caracciolo Rosso n. 1631, † 1674 4° Principe di Avellino, 5° Duca d'Atripalda
  46. Giovanna Caracciolo Rosso n. 1672 dei Principi di Avellino e Duchi d'Atripalda
    &
    Nicola d'Avalos n. 1665c., † 1729 6° Principe di Montesarchio, 3° Principe di Troia
  47. Diego I d'Avalos n. 1697, † 1764 9° Principe di Francavilla, 8° Principe di Montesarchio, 5° Principe di Troia
  48. Maria Luisa d'Avalos n. 1748, † 1781 dei Principi di Francavilla, di Montesarchio e di Troia
    &
    Giovanni Battista III Pignatelli n. 1740, † 1805 2° Principe di Moliterno, 4° Principe di Marsiconovo
  49. Maria Emanuela Pignatelli n. 1755, † 1818 Principessa di Marsiconovo e di Moliterno (erede)
    & 1796
    Giuseppe Gerardo Gallone n. 1766, † 1806 6° Principe di Tricase

→ La prosecuzione della linea dopo il 1796 (Giovanni Battista Gallone → Giuseppe → Gino → Maria Bianca → Simonetta della Posta → Guido → Simon → Léon) è documentata sulle schede Maria Emanuela Pignatelli, Giuseppe Gerardo Gallone, Maria Bianca Gallone, della Posta, Guido Guerri dall’Oro Gallone e Simon Guerri dall’Oro Gallone.

Statua monumentale legata alla memoria degli Unni e dei Magiari
Monumento legato ai Magiari
Dipinto storico raffigurante una battaglia dell’epoca di Attila
Scena di battaglia tardo-antica
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