« EL CONQUISTADOR »
(Medellín, 1485 - Castilleja de la Cuesta, 1547)
Conquistador spagnolo del Messico. Poche volte la storia ha attribuito al vigore e alla determinazione di un solo uomo la conquista di un vasto territorio; in questa ristretta lista si trova Hernán Cortés, che preferì sempre bruciare le proprie navi piuttosto che indietreggiare. Con scarsi mezzi, senza altro sostegno che la sua intelligenza e la sua intuizione militare e diplomatica, riuscì in soli due anni a ridurre al dominio spagnolo lo splendido Impero azteco, popolato, secondo le stime, da circa quindici milioni di abitanti.
È vero che diverse circostanze favorevoli lo accompagnarono, e che, mosso dall’ambizione e dalla sete di onori e ricchezze, commise abusi e violenze, come altri conquistadores. Ma, tra tutti loro, Cortés fu il capitano più colto e più capace, e anche se ciò non serve da attenuante, lo spinse anche un grande fervore religioso; la sua coscienza morale arrivò a porgli il dubbio se fosse lecito asservire gli indios, un dubbio insolito agli albori della colonizzazione dell’America.
Proveniente da una famiglia di hidalgos dell’Estremadura, figlio unico di Martín Cortés de Monroy e di Catalina Pizarro Altamirano, Hernán Cortés studiò brevemente all’Università di Salamanca. Nel 1504 passò alle Indie, da poco scoperte da Cristoforo Colombo, e si stabilì come scrivano e proprietario terriero a La Española (Santo Domingo).
Il blasone contiene uno scudo inquartato con coronamento conopiale nella punta del capo e barba, incorniciato con bordura di catene con sette teste prigioniere (i sette cacicchi sottomessi nella sua conquista); nel campo quattro quartieri: aquila bicipite spiegata, nel primo; tre corone nel secondo, una sopra e due di minor grandezza sotto; leone rampante, nel terzo quartiere; castello turrito, sulle acque nel quarto.
HERNÁN CORTÉS
Governatore e Capitano Generale della Nuova Spagna, 1° Marchese del Valle de Oaxaca


Nel 1511 partecipò alla spedizione a Cuba come segretario del governatore Diego Velázquez de Cuéllar, con il quale si imparentò sposando la sua cognata, Catalina Suárez Marcaida; Velázquez lo nominò sindaco della nuova città di Santiago de Cuba. Alla fine del 1518 Velázquez gli affidò il comando della terza spedizione, dopo quelle di Francisco Hernández de Córdoba e Juan de Grijalva, per continuare le sue scoperte sulla costa dello Yucatán.
Tuttavia, il governatore diffidava di Cortés, che aveva già fatto incarcerare una volta accusato di cospirazione, e decise di sollevarlo dall’incarico prima della partenza. Avvertito Cortés, accelerò la sua partenza e prese il mare il 10 febbraio 1519, prima di ricevere la notifica. Con undici navi, circa seicento uomini, sedici cavalli e quattordici pezzi di artiglieria, Hernán Cortés navigò da Santiago a Cozumel e Tabasco; sconfisse i maya là stabiliti e ricevette (tra altri doni) l’india doña Marina, chiamata anche Malinche, che gli servì come amante, consigliera e interprete durante tutta la campagna. La sua grande intelligenza, la sua padronanza delle lingue maya e nahuatl, la sua conoscenza della psicologia e dei costumi degli indios, e la sua fedeltà verso gli spagnoli, fecero della Malinche una delle donne più straordinarie e controverse della storia d’America.
Cortés installò il suo accampamento di fronte alla città di Quiahuiztlán abitata ancestralmente dai Totonachi, e poco dopo, il Venerdì Santo del 1519, lo trasformò in città, con il nome di Villa Rica de la Vera Cruz. Cortés, deciso a rompere ogni rapporto di obbedienza con Diego de Velázquez, creò il cabildo di quella Villa Rica, il quale a sua volta lo nominò capitano generale e giustizia maggiore. In questo modo il suo unico vincolo sarebbe stato ormai con la Corona e non con Velázquez, al quale non riconosceva alcun comando su quelle nuove terre.

La conquista dell’Impero azteco
A Vera Cruz ebbe notizie dell’esistenza dell’Impero azteco nell’interno, la cui capitale Tenochtitlan si diceva che custodisse grandi tesori, e si preparò alla sua conquista.
Per evitare la tentazione di tornare indietro che minacciava molti dei suoi uomini di fronte all’evidente inferiorità numerica, Hernán Cortés affondò le sue navi a Veracruz; da questo episodio proviene la locuzione « bruciare le navi », espressione di una determinazione irrevocabile.
Presto ottenne l’alleanza di alcuni popoli indigeni sottomessi agli aztechi, come i toltechi e i tlaxcaltechi. Il 16 agosto 1519, Cortés abbandonò la costa e iniziò la sua marcia verso l’interno, in direzione del cuore dell’Impero Mexica, con un esercito di 13.000 guerrieri totonachi, 400 soldati spagnoli con armi da fuoco e 15 cavalli.
Alla fine di agosto l’esercito di Cortés giunse al territorio della Confederazione o Repubblica di Tlaxcala.

Lo stendardo di Hernán Cortés

Il percorso di Cortés verso Tenochtitlan
A quel tempo, Tlaxcala e Tenochtitlán rappresentavano due concezioni opposte di organizzazione politica che le portò allo scontro aperto. Tlaxcala si era organizzata come una confederazione di città-stato unite in una repubblica governata da un Senato; México-Tenochtitlán, al contrario, si organizzò come un impero. A partire dal 1455 l’Impero Azteco, costituito sulla base della Triplice Alleanza tra Tenochtitlán, Texcoco e Tlacopan, aveva iniziato le cosiddette « guerre fiorite » contro Huejotzingo, Cholula e Tlaxcala, allo scopo di catturare prigionieri per i loro sacrifici religiosi.
Inizialmente la Repubblica di Tlaxcala negò agli invasori il passaggio attraverso il suo territorio, ma, dopo due sconfitte, offrì la pace a Cortés. Questo accordo stabilì la cruciale alleanza con i tlaxcaltechi, nemici acerrimi degli aztechi, che non erano mai riusciti a conquistare il loro territorio.
Nel suo passaggio verso Tenochtitlan Cortés giunse a Cholula, alleata dell’Impero Azteco, che era la seconda città più grande dopo México-Tenochtitlan, con 30.000 abitanti. Dopo aver accolto Cortés e il suo enorme esercito, le autoritá di Cholula progettarono di tendergli un’imboscata e annientare gli spagnoli. Avvisato, Cortés ordinò immediatamente al suo esercito di attaccare, causando ciò che è noto come « il massacro di Cholula », in cui più di 5.000 uomini morirono in cinque ore.
Al suo arrivo a México-Tenochtitlan, Cortés rimase sorpreso dalla bellezza del luogo. Nel suo passaggio da Cholula, con un esercito di circa trecento spagnoli e l’appoggio di circa 3.000 tlaxcaltechi, Cortés aveva percorso il cammino verso la Valle del Messico, attraversando tra due vulcani, il Popocatépetl e l’Iztaccíhuatl, fino a giungere in un luogo boscoso e di splendida bellezza che ancora oggi porta il nome di Paso de Cortés.
All’ingresso a Tenochtitlán, avvenuto l’8 novembre 1519, si produsse l’incontro di Moctezuma II e Cortés, facendo da interprete doña Marina. La possibile identificazione degli spagnoli con esseri divini e di Cortés con l’annunciato ritorno del dio Quetzalcoátl favorì forse questa accoglienza pacifica a degli stranieri che, tuttavia, cominciarono subito a comportarsi come invasori ambiziosi e violenti.


Moctezuma II riceve Hernán Cortés
A causa di precedenti avvertimenti dei tlaxcaltechi, gli spagnoli cominciarono a inquietarsi per la possibilità di essere assassinati e quattro capitani e dodici soldati si presentarono a Cortés per fargli presente la convenienza di catturare l’imperatore, mantenendolo come ostaggio, perché rispondesse con la sua vita della vita dell’esercito. Una notizia precipitò la decisione: la battaglia di Nautla, nei dintorni di Vera Cruz, tra i mexica e i totonachi alleati dei conquistadores spagnoli. Nel conflitto i mexica uccisero Juan de Escalante, alguacil maggiore, e sette spagnoli, il che rappresentò un discredito per le armi spagnole vedendo che non erano semidei e che potevano essere vinti. Una volta che Moctezuma cadde nella trappola degli spagnoli, Cortés lo tenne come ostaggio sotto pena di morte immediata. Cortés esigette che i cacicchi autori dell’aggressione a Veracruz fossero puniti e ottenne anche che Moctezuma si dichiarasse vassallo di Carlo V. La casta sacerdotale e la nobiltà azteche congiurarono per liberare il loro signore e annientare gli spagnoli.
Nel frattempo, per punire la ribellione di Cortés e obbligarlo a tornare a Cuba, nel maggio 1520, il governatore Diego Velázquez inviò contro di lui una spedizione al comando di Pánfilo de Narváez.
Per giunta, misero in allarme Moctezuma che Cortés era un ribelle al suo re, e che se poteva, lo uccidesse. Così Cortés non ebbe altra scelta che lasciare una guarnigione di poco più di un centinaio di spagnoli a Tenochtitlan al comando di Pedro de Alvarado, e lui con trecento spagnoli e diverse centinaia di indios, uscì incontro alle truppe di Narváez. A Cempoala Cortés riuscì a vincere e a fare prigioniero Narváez, e le truppe di costui passarono in massa dalla sua parte.
Quando tornò a Tenochtitlán, il 24 giugno 1520, Cortés trovò una grande agitazione indigena contro gli spagnoli, provocata dagli attacchi compiuti alle loro credenze e simboli religiosi e dal massacro che aveva scatenato Pedro de Alvarado per sventare una presunta cospirazione. Cortés ottenne che Moctezuma cercasse di placare i ribelli e che lasciassero uscire gli spagnoli dalla città. Esistono due versioni sulla morte di Moctezuma: una è che mentre parlava al suo popolo, ricevette una sassata dagli stessi aztechi che lo ferì a morte; l’altra (meno probabile e fornita dagli aztechi) dice che Hernán Cortés ordinò di ucciderlo quando vide che non poteva calmare il popolo.
L’unica via d’uscita era la ritirata: Hernán Cortés si vide allora costretto ad abbandonare Tenochtitlán nella piovosa notte tra il 30 giugno e il 1° luglio 1520, conosciuta come la Noche Triste. In quella ritirata caddero la maggioranza dei castigliani, soprattutto quelli arrivati con Narváez, che portando molti pezzi d’oro con sé, nonostante gli avvertimenti di Cortés, morirono annegati nel lago. Si persero inoltre gran quantità di pezzi d’artiglieria e di cavalli, così come gran parte del tesoro che si trasportava. Inseguiti dagli aztechi (ora sotto il comando di Cuauhtémoc), il 7 luglio, vicino a Otumba, gli spagnoli fronteggiarono gli inseguitori in una battaglia nella quale gli aztechi furono sconfitti e fuggirono in rotta. I conquistadores marciarono in cerca dell’aiuto dei loro alleati tlaxcaltechi e non fu se non quasi un anno dopo, vale a dire il 30 maggio 1521, che diedero inizio all’assedio formale della città di México-Tenochtitlán.
A tale scopo Cortés concentrò più di 80.000 tlaxcaltechi e rinforzò le proprie truppe con l’arrivo di varie altre spedizioni a Veracruz. Dalla fine di aprile dello stesso anno aveva varato sul lago tredici brigantini che giocarono un ruolo molto importante nell’assedio dell’isola dove sorgeva la città.
Gli uni e gli altri, i cronisti spagnoli e indigeni, riferiscono poi quello che furono l’assedio e la resistenza indigena lungo quasi ottanta giorni di assedio. Il 13 agosto 1521 cadde la città di Tenochtitlán nelle mani di Hernán Cortés che imprigionò il giovane Cuauhtémoc e lo torturò per obbligarlo a dirgli dove custodivano i loro tesori. Distrutta la capitale azteca, costruì nello stesso luogo (un’isola al centro di un lago) la città spagnola di Messico.

L’assedio di Tenochtitlan nel 1521
« La mappa di Tenochtitlan di Cortés (1524) »
in Praeclara Ferdinā di Cortesii de Noua maris Oceani Hyspania narratio, Nuremberg, Friedrich Peypus, 1524
Governatore della Nuova Spagna
Dominato ormai l’antico Impero azteco, Cortés lanciò spedizioni verso il sud per annettere i territori dello Yucatán, dell’Honduras e del Guatemala. I dettagli della conquista del Messico, così come gli argomenti che giustificavano le decisioni di Hernán Cortés furono esposti nelle quattro Cartas de relación che inviò al re. Nel 1522 fu nominato governatore e capitano generale della Nuova Spagna (nome che diedero i conquistadores al territorio messicano).
Tuttavia, i suoi nemici intrigarono alla corte dell’imperatore Carlo V, accusandolo di sottrarre oro dal quinto reale e dalla ripartizione ai conquistadores e sospettando che avesse dato ordine di avvelenare la sua sposa Catalina Juárez e diversi degli inviati con provviste reali.
Nel 1524, obbedendo alle istruzioni di Carlo V, Cortés intraprese un viaggio in Spagna e si incontrò con l’imperatore a Toledo. Sebbene non recuperasse il governo della Nuova Spagna, ottenne almeno il titolo di Marchese del Valle de Oaxaca, così come 22 ville e 23.000 vassalli, oltre a conservare la carica onorifica di capitano generale, sebbene senza funzioni di governo.

Hernán Cortés, 1° Marchese del Valle de Oaxaca
Sposato con doña Juana Ramírez de Arellano y Zúñiga, figlia del conte di Aguilar, Hernán Cortés tornò in Messico verso la metà del 1530 e dal 1532 intraprende una serie di spedizioni nel mare del Sud (oceano Pacifico). Dopo aver patrocinato due viaggi di esplorazione nel Mar del Sud e senza aver ottenuto risultati materiali, Hernán Cortés decise di guidare il terzo viaggio di esplorazione, in direzione nord-ovest, e il 3 maggio 1535 approdò nella baia che chiamò Bahía de la Santa Cruz, attualmente La Paz (Baja California Sur) e decise di stabilire una colonia. Tuttavia, di fronte al problema del rifornimento della popolazione, Cortés tornò alla Nuova Spagna e ordinò l’abbandono della colonia e il ritorno dei coloni alla Nuova Spagna.
Nel 1539 Hernán Cortés inviò la sua quarta spedizione nel Mar del Sud. Affidò questa impresa al capitano Francisco de Ulloa che penetrò fino alla foce del fiume Colorado e, tornando fino all’estremo sud della penisola, risalì lungo il Pacifico fino oltre l’isola di Cedros. In data 5 aprile 1540 Francisco de Ulloa indirizzò a Cortés, dall’Isola di Cedros, una relazione degli avvenimenti dell’esplorazione. Non si seppe mai più di Francisco de Ulloa e dei suoi compagni di navigazione.
Per difendere i suoi diritti, Cortés intraprese un nuovo viaggio in Spagna. Gli anni rimanenti della sua vita, trascorsi tutti in Spagna, furono per Cortés un periodo difficile in cui si vide coinvolto in una serie di liti e le sue rivendicazioni non ottennero mai piena soddisfazione.
Hernán Cortés morì venerdì 2 dicembre dell’anno 1547, all’età di 62 anni, a Castilleja de la Cuesta, vicino a Siviglia.
La sua prima sepoltura fu nella chiesa di San Isidoro del Campo, a Siviglia. Nel 1566 i suoi resti mortali furono trasferiti alla Nuova Spagna e seppelliti nella chiesa annessa al convento di San Francisco, a Texcoco. Da lì, nel 1629, passarono alla cappella maggiore del convento di San Francisco, nella città di Messico. Il suo ultimo riposo lo raggiunse nel 1794, nella chiesa di Jesús Nazareno, contigua all’ospedale di Jesús da lui fondato.


Discendenza Hernán Cortés — Tagliavia Aragona → Pignatelli → Gallone
Hernán Cortés (1° Marchese del Valle de Oaxaca) → Marchesi del Valle de Oaxaca → Carrillo de Mendoza → Tagliavia Aragona (Duchi di Terranova) → Pignatelli Aragona Cortés (Principi di Noja, Duchi di Monteleone) → Pignatelli (Moliterno, Marsiconovo) → confluenza nella linea Gallone con le nozze Maria Emanuela Pignatelli ∞ Giuseppe Gerardo Gallone (1796).
Discendenza Cortés → Pignatelli Aragona Cortés → Gallone
- Martín Cortés de Monroy n. 1455, † 1525 Hidalgo, dei Signori di Monroy, Capitano di cavalleriaCatalina Pizarro (Altamirano) n. 1465c., † 1535
- Hernán Cortés « El Conquistador » n. 1485, † 1547 Conquistador del Messico 1519–1524, 1° Marchese del Valle de Oaxaca 1529–1547Juana Ramírez de Arellano y Zúñiga n. 1505c., † 1578 dei Conti di Aguilar de Inestrillas
- Martín Cortés n. 1532, † 1589 2° Marchese del Valle de OaxacaAna Ramírez de Arellano n. 1533, † 1578 7° Contessa di Aguilar de Inestrillas
- Juana Cortés n. 1560c., † 1628 5° Marchesa del Valle de OaxacaPedro II Carrillo de Mendoza n. 1550c., † 1619 9° Conte di Priego
- Estefanía Carrillo de Mendoza n. 1595, † 1635 6° Marchesa del Valle de OaxacaDiego I Tagliavia Aragona n. 1596, † 1663 4° Duca di Terranova, Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro, Gran Ammiraglio e Gran Connestabile di Sicilia
- Giovanna I Tagliavia Aragona Cortés n. 1619, † 1692 5° Duchessa di Terranova, 7° Marchesa del Valle de OaxacaEttore IV Pignatelli n. 1620, † 1674 4° Principe di Noja, 6° Duca di Monteleone, Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro, Viceré d'Aragona
- Andrea Fabrizio Pignatelli Aragona Cortés n. 1640, † 1677 5° Principe di Noja, 7° Duca di Monteleone, 8° Marchese del Valle de Oaxaca, Cavaliere dell'Ordine del Toson d'OroTeresa Pimentel n. 1646, † 1707 dei Conti / Duchi di Benavente
- Giovanna II Pignatelli Aragona Cortés n. 1666, † 1723 6° Principessa di Noja, 8° Duchessa di Monteleone, 9° Marchesa del Valle de OaxacaNicola Pignatelli n. 1648, † 1730 dei Principi di Noja, Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro, Gran Ammiraglio e Gran Connestabile di Sicilia, Viceré di Sardegna, Viceré di Sicilia
- Diego I Pignatelli Aragona Cortés n. 1687, † 1750 7° Principe di Noja, 9° Duca di Monteleone, 10° Marchese del Valle de Oaxaca, Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro, Gran Ammiraglio e Gran Connestabile di SiciliaMargherita Pignatelli n. 1698, † 1774 4° Duchessa di Bellosguardo
- Maria Francesca Pignatelli Aragona Cortés n. 1721, † 1788 dei Principi di Noja, Duchi di Terranova, Marchesi del Valle de OaxacaGirolamo II Pignatelli n. 1721, † 1771 1° Principe di Moliterno, 3° Principe di Marsiconovo
- Giovanni Battista III Pignatelli n. 1740, † 1805 2° Principe di Moliterno, 4° Principe di Marsiconovo, 6° Principe di MontecorvinoMaria Luisa d'Avalos n. 1748, † 1781 dei Principi di Montesarchio, Marchesi del Vasto e di Pescara
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→ La prosecuzione della linea dopo le nozze del 1796 (Giovanni Battista Gallone ∞ Maria Felicia Statella 1818 → Giuseppe Gallone ∞ Antonietta Melodia 1847 → Pietro Giovanni Battista « Gino » Gallone ∞ Giuseppina Moncada 1925 → Maria Bianca Gallone ∞ Augusto III della Posta 1915 → Simonetta della Posta ∞ Aldo Guerri dall’Oro 1939 → Guido → Simon → Léon) è documentata sulle schede Maria Emanuela Pignatelli, Giuseppe Gerardo Gallone, Maria Bianca Gallone, della Posta, Aldo Guerri dall’Oro, Guido Guerri dall’Oro Gallone e Simon Guerri dall’Oro Gallone. Le nozze del 1796 sono uno dei tre milestone cardinali di confluenza documentati anche sulle schede I Papi, Attila (Branca B) e Renato d’Angiò.
Il Marchesato del Valle de Oaxaca
La corona spagnola era solita premiare i conquistadores per i loro sforzi e battaglie in America e nelle Filippine, concedendo loro stemmi araldici ed encomende di indigeni; e solo eccezionalmente concesse loro signorie, ad esempio, il Ducato di Veragua ai discendenti di Cristoforo Colombo, il Ducato di Atlixco a José Sarmiento de Valladares, conte di Moctezuma e il Marchesato del Valle de Oaxaca a Hernán Cortés.
Per Real Cédula del 6 luglio 1529, in riconoscimento dei suoi servizi alla Corona « e specialmente nella scoperta e nel popolamento della Nuova Spagna », l’imperatore Carlo V concesse a Hernán Cortés il titolo di Marchese del Valle de Oaxaca; gli donò 23 mila vassalli in perpetuo, con giurisdizione civile e criminale, conforme al mero e mixto imperio di tipo castigliano con modalità indiane, poiché i vassalli erano spagnoli e indios; e il grado di Capitano Generale della Nuova Spagna.

Hernán Cortés, 1° Marchese del Valle de Oaxaca

Hernán Cortés, 1° Marchese del Valle de Oaxaca
(1485-1547)
La superficie totale del Marchesato era di 11.550 km², sebbene questo distasse dal costituire un’unità geografica, poiché i suoi territori si trovavano separati tra loro:
- Corregimiento di Coyoacán, di 550 km², con la villa di questo nome e che componeva 34 villaggi più cinque haciendas.
- L’Alcaldía Mayor di Cuernavaca, di 4.100 km², con la villa di quel nome e che abbracciava gli antichi corregimientos di Acapixtla e Oaxtepec e tutto l’attuale stato di Morelos eccetto le parti orientale e sub-orientale, e che constava di ottanta villaggi, così come otto haciendas e due frantoi per canna da zucchero.
- L’Alcaldía mayor delle Cuatro Villas Marquesanas, di 1.500 km², con Santa María de Oaxaca e che corrispondeva alla Valle di Ayotla, da Etla a nord fino a Tlapacoya a sud, escludendo la città spagnola di Antequera (Oaxaca), ma includendo 34 villaggi, un trapiche di canna da zucchero e due haciendas.
- L’Alcaldía mayor di Tuxtla e Cotaxtla, con Santiago Tuxtla e nel sud di Veracruz, all’interno della quale c’erano 51 villaggi.
- Corregimiento di Toluca, con San José de Toluca, 12 villaggi e una hacienda e che misurava 450 km².
- Corregimiento di Charo Matlazinco, di 100 km², con San Miguel Charo, due villaggi e una hacienda.
- Il corregimiento di Jalapa de Tehuantepec, di 550 km², con Santa María Asunción Jalapa e sette haciendas.
- Prima del 1560 era possesso del Marchesato il porto di Tehuantepec; ma nel 1680 la corona prese per sé quell’ancoraggio e diede in cambio 11 mila pesos annui e tributi di mais di Chalco e Xochimilco.

Il 27 luglio 1529 fu emessa una nuova Cédula Real, permettendo a Cortés di stabilire un mayorazgo. L’istituzione del mayorazgo, nel 1535, garantì la permanenza del Marchesato, in quanto coinvolse la maggior parte delle proprietà di Cortés, rendendole ereditabili, insieme alla dignità del Marchesato. Il mayorazgo stabilì anche la successione al titolo, che è di preferenza per la primogenitura maschile, vale a dire, alla donna è permesso accedere solo se è priva di fratelli vivi e se i suoi fratelli defunti non lasciarono discendenti maschili legittimi. Si specifica anche che il Marchese o Marchesa deve essere cattolico, leale al re, e portare il nome e le armi di Cortés.

Martín Cortés, 2° Marchese del Valle de Oaxaca
Figlio del conquistador Hernán Cortés e di Juana Ramírez de Arellano y Zúñiga, Martín accompagnò suo padre nel suo ultimo viaggio in Spagna (1540) e Filippo II nelle Fiandre, in Inghilterra e nella battaglia di San Quintín.
Nel 1562 il re gli lasciò tutte le ville concesse a suo padre. In Spagna il 2° Marchese del Valle de Oaxaca sposò Ana Ramírez de Arellano, sua nipote, e mantenne stretta relazione con aristocratici e scrittori, come López de Gómara, che gli dedicò la sua opera sulla vita di Hernán Cortés.
Nel 1563, tornò in Messico, dove non era stato dagli otto anni, e gli fu fatta una fastosa accoglienza, indicatore della gloria e popolarità che aveva raggiunto suo padre; insieme a lui arrivarono i suoi fratellastri bastardi Luis e Martín « el Mestizo », figlio quest’ultimo di doña Marina. Per il suo lignaggio e proprietà, Martín Cortés era il signore più ricco e potente della Nuova Spagna.
Come era successo con suo padre, Martín cominciò a scontrarsi con il viceré di allora, Luis de Velasco. Alla morte di costui (1564), l’Ayuntamiento di Messico chiese che non si nominasse un nuovo viceré e che la carica di capitano generale passasse direttamente a Martín Cortés. Qui cominciò un lungo scontro tra l’Audiencia e il figlio del Conquistador.
Nel 1566, le autorità vicereali scoprirono la cosiddetta « Cospirazione del Marchese del Valle », di Don Martín Cortés, 2° Marchese e suo fratello Martín Cortés « el Mestizo », per disconoscere il re di Spagna, con l’appoggio dei figli dei conquistadores, che erano scontenti delle Leyes Nuevas che restringevano l’eredità delle encomende.
L’Audiencia non ebbe altra scelta che fermare i cospiratori, tra cui lo stesso Martín, il 16 luglio 1566. Quando molti dei ribelli erano già stati giustiziati e toccava il turno ai fratelli Cortés, arrivò a Messico un nuovo viceré, Gastón de Peralta, marchese di Falces, che rivedette i processi e liberò, finalmente, Martín, inviandolo in Spagna.
Nella metropoli, il figlio di Cortés fu assolto dalle gravi accuse che gli erano imputate ma gli fu proibito di tornare mai più alle Indie.
Tuttavia il re ordinò l’incautazione del Marchesato, il che significò che la Corona prese il controllo della proprietà e di tutti i suoi proventi; i fratelli Cortés furono espulsi dalla Nuova Spagna e fu loro proibito di tornare.
Don Martín, il 2° Marchese, ottenne da Filippo II il perdono reale nel 1574, il che gli permise di tornare in Spagna dal suo esilio in Orano, nel nord-ovest dell’Algeria, e di recuperare parte delle sue proprietà incautate in Messico. Tuttavia, si mantenne il divieto del suo ritorno in Nuova Spagna.
Nel 1589 fu succeduto nel titolo dal figlio maggiore, Don Hernando Cortés, 3° Marchese, al quale fu reintegrato il resto del suo patrimonio nel 1593. Tuttavia, nonostante l’incautazione fu rimossa nel 1593, i Marchesi persero il controllo diretto dell’amministrazione della proprietà, in quanto dovettero mantenere la struttura attraverso la quale la Corona aveva lavorato, che toglieva loro l’autonomia di governo che erano soliti esercitare.
Il 3° Marchese non lasciò figli legittimi, per cui alla sua morte, nel 1602, il titolo passò a suo fratello, Don Pedro Cortés, 4° Marchese, che poté stabilirsi in Nuova Spagna e assumere personalmente la gestione della proprietà, che era stata controllata da amministratori dal 1567. Anche il 4° Marchese morì senza discendenti, per cui, nel 1629, terminò la linea diretta di Hernán Cortés. Il Marchesato fu ereditato dalla sorella di Hernando e Pedro, Doña Juana Cortés, 5° Marchesa, sposa di Don Pedro Carrillo de Mendoza, 9° Conte di Priego.
Alla sua morte, sua figlia maggiore, Doña Estefanía Carrillo de Mendoza y Cortés, sposata con il duca di Terranova, Diego Tagliavia Aragona, ereditò il titolo, ciò che la rese la 6° Marchesa. Dopo l’eredità del titolo, secondo il mayorazgo o vincolazione, la famiglia adottò il nome di Tagliavia Aragona Cortés.
Doña Estefanía e Don Diego ebbero una sola figlia, Juana (Giovanna), 7° Marchesa, una delle più ricche eredi del suo tempo, che si sposò con Héctor (Ettore) Pignatelli, 5° Duca di Monteleone, dando alla luce una dinastia che riunì l’immensa ricchezza degli Aragona, dei Tagliavia, dei Pignatelli e dei Cortés, con i loro titoli e feudi, tra cui il Marchesato messicano fu il gioiello della corona. Dopo il matrimonio, lo sposo assunse il nome di Pignatelli Aragona Cortés per sé e per tutti i suoi discendenti.
I Pignatelli Aragona Cortés continuarono a ricevere dalla Monarchia Spagnola le mercedi concesse da Carlo V a Hernán Cortés in maniera regolare, anche dopo l’indipendenza del Messico, poiché all’inizio i debiti pubblici del viceregno furono riconosciuti integralmente dal nuovo paese.
Nella prima metà del XIX secolo, i Pignatelli designarono Lucas Alamán come loro procuratore in Messico, che difese la continuità del pagamento delle rendite del Marchesato, ma i liberali cancellarono detti pagamenti. Rotti i legami economici, i Pignatelli vendettero le loro proprietà in Messico.
Il titolo nobiliare fu riabilitato dal re Alfonso XIII nel 1916 a favore di José Pignatelli Aragón Cortés y Fardella. Nel 1984, alla morte senza discendenza del marchese Giuseppe Aragón Tagliavia Pignatelli Cortés, si estinse il ramo maschile dei Pignatelli Aragón Cortés. Il marchese era inoltre principe di Noia, duca di Monteleone e di Terranova. Quei titoli passarono al suo cugino primo Nicolò Pignatelli Aragón Cortés, Principe del Sacro Romano Impero Germanico.

Palazzo di Cortés a Cuernavaca, capoluogo del Marchesato del Valle de Oaxaca
Gli antenati di Hernán Cortés (versione classica)
Sancho I Ramírez (Re d'Aragona) → Conti di Salamanca → De Varela / De las Varillas → De Monroy → Martín Cortés de Monroy ∞ Catalina Pizarro 1483 (genitori del Conquistador).
Ascendenza classica
- Sancho I Ramírez d'Aragona n. 1042c., † 1094 2° Re d'Aragona
- Vela d'Aragona n. 1080c. Conte
- Rodrigo (Ruy) Gómez d'Aragona n. 1100c. Conte di Salamanca
- Rodrigo (Ruy) Gómez d'Aragona n. 1130c. dei Conti di Salamanca
- Fernando Rodríguez de Varela / de las Varillas n. 1160c. Signore di San Ramón
- Pedro Rodríguez de las Varillas n. 1200c. Ricohombre di NavarraEstefanía Juró
- Sancho Pérez de las Varillas n. 1225c. Ricohombre e Canciller Mayor di Castiglia
- Rodrigo de las Varillas n. 1245c.Inés Teresa Godíñez
- Gonzalo Rodríguez de las Varillas n. 1270c., † 1345c. Signore di Canillas de TornellosTeresa Martínez Nieto † 1308 dei Signori di Ledesma
- Juan Rodríguez de las Varillas n. 1290c. Cavaliere dell'Ordine della Banda, 1° Signore di Cempron e di BernuyMaría Hernández de Monroy n. 1295c. 3° Signora di Monroy
- Hernán (Fernando) de Monroy 4° Signore di MonroyIsabel (Catalina) de Almaraz n. 1385c. Signora di Deleitosa
- Rodrigo (Ruy) de Monroy n. 1400c., † > 1461 5° Signore di MonroyMencía Alfonso de Orellana la Vieja (Altamirano) n. 1418c. dei Signori di Orellana la Vieja
- Rodrigo (Ruy) Fernández de Monroy n. 1435c. dei Signori di MonroyMaría la Cueva — Cortés n. 1420c.
- Martín Cortés de Monroy n. 1455, † 1525 Hidalgo, dei Signori di Monroy, Capitano di cavalleriaCatalina Pizarro (Altamirano) n. 1465c., † 1535
- Hernán Cortés « El Conquistador » n. 1485, † 1547
Gli antenati di Hernán Cortés (versione attuale)
Ricostruzione moderna dell'ascendenza diretta in linea Cortés, da Lope Cortés de Parres fino al Conquistador.
Ascendenza moderna
- Lope Cortés de ParresEulalia de Abamia
- Nuño Cortés
- Martín « el Viejo » CortésF de Monroy
- Martín Cortés de Monroy n. 1455, † 1525 Hidalgo, dei Signori di Monroy, Capitano di cavalleriaCatalina Pizarro (Altamirano) n. 1465c., † 1535
- Hernán Cortés « El Conquistador » n. 1485, † 1547